Lucha Libera Tutte

Lucha Libera Tutte

La casa delle donne Lucha y Siesta, attiva da quasi 10 anni nel contrasto alla violenza sulle donne, rischia di chiudere perché il proprietario ATAC Spa, in crisi finanziaria, vuole vendere lo stabile. Abbiamo ricevuto diversi segnali di accelerazione del procedimento di dismissione e non intendiamo essere le macerie di un’operazione che minaccia il valore sociale di una storia decennale per sanare anni di scandali e mala gestione economica.

 

Dal 2008 lo stabile abbandonato di via Lucio Sestio 10, che il quartiere ha conosciuto come la sottostazione Cecafumo, è diventato la casa delle donne Lucha y Siesta, luogo di incontro fra storie di vita, coraggio, sogno e desiderio e di relazioni per la costruzione di traiettorie di uscita dalla violenza.

 

Lucha è un centro antiviolenza laico e femminista, un luogo di ascolto, orientamento e accoglienza, uno spazio di autodeterminazione e di immaginazione personale per tutte coloro che, vivendola, la rendono viva e per tutte coloro che, lasciandola, ne escono più forti e determinate. Lucha è un laboratorio di progettazione sociale e di partecipazione a partire dai propri desideri e dalle proprie capacità. Lucha è una rete per l’orientamento al lavoro e alla formazione, per l’assistenza legale e il sostegno psicologico nei percorsi individuali e collettivi di autonomia delle donne. Lucha è un cuore pulsante di solidarietà e di condivisione. Lucha è una ricchezza riconosciuta da anni da soggetti associativi e istituzionali, del volontariato sociale e del terzo settore.

 

Lucha è lo spazio che abbiamo liberato e che ci meritiamo di vivere. Lucha è un laboratorio politico in continua evoluzione cui non siamo disposte a rinunciare.

 

Allo spreco e all’abbandono abbiamo sostituito un progetto sociale politico femminista e un percorso di recupero dello stabile che ne ha fermato il declino, per renderlo vivibile con la cura e la manutenzione quotidiana. Al sistema che privatizza gli utili e rende collettive le perdite abbiamo risposto con una reale valorizzazione, fatta di corpi in relazione, di sperimentazioni, di inclusione attiva e di cultura accessibile.

 

A forza di essere libere abbiamo creduto in un progetto politico con una visione ampia e trasversale che ha dato casa e riparo a decine di storie di violenza e di solitudine, che si sono trasformate qui in riscatto e autodeterminazione.

 

Lucha y Siesta ha fatto tesoro intangibile dei nessi fra le donne che generano un potere trasformativo capace di costruire una società migliore per tutt@, permettendo oggi a tante e a tanti di parlare di un nuovo paradigma femminista per il cambiamento.

 

Insieme a tutte quelle donne che nel mondo si stanno ribellando e che hanno dato vita al movimento internazionale Non Una di Meno, abbiamo deciso di contarci da vive e finché lo saremo, vive, non smetteremo mai di sognare, anzi continueremo a delineare prospettive comuni e sempre più visionarie.

 

 

Se il mondo ci vuole precarie, subalterne e disilluse noi saremo sicure protagoniste del futuro.

 

 

Da Lucha y Siesta non ce ne andiamo, non siamo disposte a fare un passo indietro ma anzi lanciamo con rinnovata forza un invito a tutte coloro a cui arriveranno queste parole: che nascano case delle donne in ogni quartiere, in ogni città, in tutto il mondo!

 

 

 

 

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Non Una di Meno presenta il Piano Femminista Contro la Violenza Maschile sulle Donne e tutte le forme di Violenza di Genere

Non Una di Meno presenta il Piano Femminista Contro la Violenza Maschile sulle Donne e tutte le forme di Violenza di Genere

Dopo un anno che ha visto al lavoro decine di assemblee cittadine, 5 assemblee nazionali e 9 tavoli tematici, la piattaforma politica e strategica costruita dal basso dal movimento Non Una Di Meno sarà presentata in diverse città, tra cui Roma e Milano. Dove la scelta della sede per il lancio del “Piano” vuole rimarcare l’importanza degli spazi femministi in un momento in cui l’esistenza della Casa delle donne di Roma è messa a rischio​ dallo sfratto ricevuto da parte del Comune.

Il Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne, che si accompagna alla manifestazione nazionale del 25 novembre a Roma, si differenzia dalla proposta governativa che oggi, 16 novembre, viene discussa nella Conferenza Stato Regioni. Se ne differenzia nei modi e nei contenuti.

Da una parte, infatti, Non una di meno ha operato con modalità partecipative e inclusive; ha valorizzato l’esperienza dei Centri antiviolenza nati e cresciuti come spazi di donne, laici e femministi, facendola propria; ha evidenziato la necessità di un approccio sistematico e non frammentario al problema.

Dall’altra, i documenti finali prodotti dall’Osservatorio nazionale contro la violenza (il Quadro strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne e Linee guida nazionali per le aziende sanitarie e ospedaliere) non sono stati condivisi con le associazioni componenti l’Osservatorio stesso, né sono stati resi pubblici i contenuti.

Dai centri antiviolenza della rete Non una di meno viene la denuncia che “il Quadro strategico riconosce l’importanza dell’autonomia delle scelte e dell’autodeterminazione delle donne, ma si riserva nei fatti il potere istituzionale di determinare le scelte delle politiche e degli interventi – Cabina di Regia nazionale e replica della stessa a livello regionale – escludendo i centri antiviolenza”.

Inoltre si sottolinea “la sostanziale incoerenza tra l’attenzione specifica posta all’interno del Quadro alle donne migranti, rifugiate e richiedenti asilo per le discriminazioni e violenze a cui sono esposte, e le politiche del governo in tema di accoglienza, che rispondono a una logica di sicurezza e respingimento”.

Scarica il Piano qui >> Piano Femminista Contro la Violenza Maschile sulle Donne e tutte le forme di Violenza di Genere

Per un Manifesto della Marea

Per un Manifesto della Marea

Ogni avanzamento culturale e politico parte dall’autorganizzazione e il nostro piano femminista non è solo un documento, ma una dichiarazione di guerra:

La saldatura tra diritti economici e lo smantellamento del welfare è parte del sistema che favorisce discriminazione e sovradeterminazione sulle libertà di scelta. Lavoro, sfruttamento e redistribuzione della ricchezza costituiscono il nesso tra sistema capitalistico e violenza sulle donne.

Le istituzioni non garantiscono indipendenza allo spazio politico che il consultorio rappresenta, soprattutto quando gestito da donne libere, laiche e autodeterminate. Tutti i centri antiviolenza hanno in comune i punti cardine dell’agire politico femminista: le donne che hanno subito violenza, non sono vittime passive, bensì soggette attive nel mutuo aiuto supportate e orientate e mai sovradeterminate nei percorsi di accoglienza dei loro desideri.

Non è pensabile in questo senso, una disgiunzione tra elaborazione del piano femminista dai percorsi di lotta: solo in questo modo è pensabile portare avanti con autorevolezza un dialogo con le istituzioni. Il rapporto con le Regioni dovrà partire dalla Salute come elemento di espressione della libertà di scelta contro precarizzazione e smantellamento del wellfare, e non pensabile solo in ottica riproduttiva. Prevenzione e cura si devono plasmare infatti sull’affermazione del principio di autodeterminazione.

Il contrasto alle norme securitarie e parcellizzate per una vera tutela dei diritti delle donne deve essere pensato a livello giuridico verso una reale applicazione e superamento della convenzione di Istanbul. Solo il superamento della cultura giuridica dei tribunali e dei mass media, che riduce la violenza sulle donne a mere problematiche nelle dinamiche di coppia porterà al riconoscimento della degenerazione culturale e sistemica di cui è manifestazione.

Solo la lotta al regime dei confini, può portare al superamento della militarizzazione e vittimizzazione delle migranti: la detenzione, impossibile da umanizzare, e il pacchetto delle politiche securitarie, perpetuano forme di violenza strutturale, esattamente come la tratta e ogni altra forma di sfruttamento e di dominio. La criminalizzazione dei movimenti migratori deve essere letta in contesto intersezionale cioè in relazione a etnia classe e genere: per questo è emergenziale abolire i dl Minniti-Orlando e il Migration Compact europeo in quanto dispositivi razzisti che annullano libertà di movimento e di autodeterminazione.

Non Una Di Meno continua ad assumere e oltrepassare il ruolo da protagonista nelle pratiche e nelle rivendicazioni di trasformazione del reale: per questo torneremo nelle strade delle nostre città, verso e oltre il prossimo 25 novembre.

#assembleaNUDM #siamomarea

LottoMarzo Sciopero Globale delle Donne

LottoMarzo Sciopero Globale delle Donne

SE LE NOSTRE VITE NON VALGONO, NOI SCIOPERIAMO!

(Translations below)

L’8 marzo incrociamo le braccia interrompendo ogni attività produttiva e riproduttiva: la violenza maschile contro le donne si combatte con una trasformazione radicale della società.
Scendiamo in strada ancora una volta in tutte le città con cortei, assemblee nello spazio pubblico, manifestazioni creative.
Scioperiamo per affermare la nostra forza.

Cerca l’evento della tua città (in aggiornamento):

BARI – https://www.facebook.com/events/1571699569514642/
BOLOGNA – https://www.facebook.com/events/217505101987423/
BRINDISI – https://www.facebook.com/events/1020710371364098/
CAGLIARI – https://www.facebook.com/events/1854611481418759/
FIRENZE – https://www.facebook.com/events/1425317244155435/
NAPOLI – https://www.facebook.com/events/176367956186864/
ROMA – https://www.facebook.com/events/374433296277232/
SIENA – https://www.facebook.com/events/343583039376599/
TRIESTE – https://www.facebook.com/events/1835882619962120/
VICENZA –https://www.facebook.com/events/385006308542108/
BENEVENTO – https://www.facebook.com/events/1851441491794347/
ALESSANDRIA – https://www.facebook.com/events/1886719794948292/
BOLZANO – https://www.facebook.com/events/144350316083421/
Jesi – https://www.facebook.com/events/1884392561775778/

Scioperiamo perché

La risposta alla violenza è l’autonomia delle donne

Scioperiamo contro la trasformazione dei centri antiviolenza in servizi assistenziali. I centri sono e devono rimanere spazi laici ed autonomi di donne, luoghi femministi che attivano processi di trasformazione culturale per modificare le dinamiche strutturali da cui nascono la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere. Rifiutiamo il cosiddetto Codice Rosa nella sua applicazione istituzionale e ogni intervento di tipo repressivo ed emergenziale. Pretendiamo che nell’elaborazione di ogni iniziativa di contrasto alla violenza vengano coinvolti attivamente i centri antiviolenza.

➋ Senza effettività dei diritti non c’è giustizia né libertà per le donne

Scioperiamo perché vogliamo la piena applicazione della Convenzione di Istanbul contro ogni forma di violenza maschile contro le donne, da quella psicologica a quella perpetrata sul web e sui social media fino alle molestie sessuali sui luoghi di lavoro. Pretendiamo che le donne abbiano rapidamente accesso alla giustizia, con misure di protezione immediata per tutte, con e senza figli, cittadine o straniere presenti in Italia. Vogliamo l’affidamento esclusivo alla madre quando il padre usa violenza. Vogliamo operatori ed operatrici del diritto formati perché le donne non siano rivittimizzate.

➌ Sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi

Scioperiamo perché vogliamo l’aborto libero, sicuro e gratuito e l’abolizione dell’obiezione di coscienza. Scioperiamo contro la violenza ostetrica, per il pieno accesso alla Ru486, con ricorso a 63 giorni e in day hospital. Scioperiamo contro lo stigma dell’aborto e rifiutiamo le sanzioni per le donne che abortiscono fuori dalle procedure previste per legge a causa dell’alto tasso di obiezione: perché ognun* possa esercitare la sua capacità di autodeterminarsi. Vogliamo superare il binarismo di genere, più autoformazione su contraccezione e malattie sessualmente trasmissibili, consultori aperti a esigenze e desideri di donne e soggettività LGBTQI, indipendentemente da condizioni materiali-fisiche, età e passaporto.

➍ Se le nostre vite non valgono, scioperiamo!

Scioperiamo per rivendicare un reddito di autodeterminazione, per uscire da relazioni violente, per resistere al ricatto della precarietà, perché non accettiamo che ogni momento della nostra vita sia messo al lavoro; un salario minimo europeo, perché non siamo più disposte ad accettare salari da fame, né che un’altra donna, spesso migrante, sia messa al lavoro nelle case e nella cura in cambio di sotto-salari e assenza di tutele; un welfare per tutte e tutti organizzato a partire dai bisogni delle donne, che ci liberi dall’obbligo di lavorare sempre di più e più intensamente per riprodurre le nostre vite.

➎ Vogliamo essere libere di muoverci e di restare. Contro ogni frontiera: permesso, asilo, diritti, cittadinanza e ius soli

Scioperiamo contro la violenza delle frontiere, dei Centri di detenzione, delle deportazioni che ostacolano la libertà delle migranti, contro il razzismo istituzionale che sostiene la divisione sessuale del lavoro. Sosteniamo le lotte delle migranti e di tutte le soggettività lgbtqi contro la gestione e il sistema securitario dell’accoglienza! Vogliamo un permesso di soggiorno incondizionato, svincolato da lavoro, studio e famiglia, l’asilo per tutte le migranti che hanno subito violenza, la cittadinanza per chiunque nasce o cresce in questo paese e per tutte le migranti e i migranti che ci vivono e lavorano da anni.

➏ Vogliamo distruggere la cultura della violenza attraverso la formazione

Scioperiamo affinché l’educazione alle differenze sia praticata dall’asilo nido all’università, per rendere la scuola pubblica un nodo cruciale per prevenire e contrastare la violenza maschile contro le donne e tutte le forme di violenza di genere. Non ci interessa una generica promozione delle pari opportunità, ma coltivare un sapere critico verso le relazioni di potere fra i generi e verso i modelli stereotipati di femminilità e maschilità. Scioperiamo contro il sistema educativo della “Buona Scuola” (legge 107) che distrugge la possibilità che la scuola sia un laboratorio di cittadinanza capace di educare persone libere, felici e autodeterminate.

➐ Vogliamo fare spazio ai femminismi

Scioperiamo perché la violenza ed il sessismo sono elementi strutturali della società che non risparmiano neanche i nostri spazi e collettività. Scioperiamo per costruire spazi politici e fisici transfemministi e antisessisti nei territori, in cui praticare resistenza e autogestione, spazi liberi dalle gerarchie di potere, dalla divisione sessuata del lavoro, dalle molestie. Costruiamo una cultura del consenso, in cui la gestione degli episodi di sessismo non sia responsabilità solo di alcune ma di tutt*, sperimentiamo modalità transfemministe di socialità, cura e relazione. Scioperiamo perché il femminismo non sia più un tema specifico, ma diventi una lettura complessiva dell’esistente.

➑ Rifiutiamo i linguaggi sessisti e misogini

Scioperiamo contro l’immaginario mediatico misogino, sessista, razzista, che discrimina lesbiche, gay e trans. Rovesciamo la rappresentazione delle donne che subiscono violenza come vittime compiacenti e passive e la rappresentazione dei nostri corpi come oggetti. Agiamo con ogni media e in ogni media per comunicare le nostre parole, i nostri volti, i nostri corpi ribelli, non stereotipati e ricchi di inauditi desideri.

Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo.
#NonUnaDiMeno #LottoMarzo

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8 puntos para el 8 de marzo: ¡Ni una hora menos de huelga!

El 8 de marzo nos cruzaremos de brazos interrumpiendo cualquier actividad productiva y reproductiva: la violencia machista contra las mujeres no se combate con el endurecimiento de las penas (como la cadena perpetua para los autores de feminicidios, tal y como se está discutiendo en la Cámara), sino con una transformación radical de la sociedad. Salimos a las calles una vez más en todas las ciudades con manifestaciones y asambleas en los espacios públicos.
Hacemos huelga para reafirmar nuestra fuerza. Reiteramos una vez más el llamamiento a todos los sindicatos a convocar una huelga general de 24 horas el 8 de marzo, Ni una hora menos, y pedimos a las confederaciones sindicales y, en particular al Cgil, que respondan públicamente sobre la convocatoria de huelga general.

Hacemos huelga porque:

➊ La respuesta a la violencia es la autonomía de las mujeres

Hacemos huelga contra la transformación de los Centros antiviolencia en servicios asistenciales. Los Centros son y deben seguir siendo espacios laicos y autónomos de mujeres, lugares feministas que activan procesos de transformación cultural para modificar las dinámicas estructurales de las que nace la violencia machista contra las mujeres y la violencia de género. Rechazamos la aplicación del llamado Codice Rosa (“Código Rosa”) y cualquier intervención de tipo represivo y de emergencia. Pretendemos que, en la elaboración de cada iniciativa contra la violencia, los Centros antiviolencia participen de forma activa.

➋ Sin efectividad de los derechos no hay justicia ni libertad para las mujeres

Hacemos huelga porque queremos la plena aplicación de la Convención de Estambul contra la violencia machista contra las mujeres, desde la psicológica a la realizada en las redes sociales y páginas web, pasando por el acoso sexual en los puestos de trabajo. Queremos que las mujeres tengan rápido acceso a la justicia, con medidas de protección inmediata para todas, con o sin hijos o hijas, ciudadanas italianas o extranjeras presentes en Italia. Queremos la custodia exclusiva para la madre en casos de violencia de género. Queremos profesionales del derecho formados y formadas para que las mujeres no sean revictimizadas.

➌ Sobre nuestros cuerpos, sobre nuestra salud y sobre nuestro placer decidimos nosotras.

Hacemos huelga porque queremos aborto libre, seguro y gratuito y la abolición de la objeción de conciencia. Hacemos huelga contra la violencia obstétrica, por el pleno acceso a la Ru486, con recurso a 63 días y en el hospital. Hacemos huelga contra el estigma del aborto y rechazamos las sanciones para las mujeres que abortan fuera de los procedimientos previstos en la ley a causa del gran porcentaje de objeción, para que cada unx pueda ejercitar su capacidad de autodeterminación. Queremos superar el binarismo de género, queremos más formación sobre contracepción y enfermedades de transmisión sexual, queremos consultas abiertas a exigencias y deseos de las mujeres y personas LGBTQI, independientemente de sus condiciones físicas, edad o pasaporte.

➍ Si nuestras vidas no valen, ¡hacemos huelga!

Hacemos huelga para reivindicar un salario de autodeterminación para salir de las relaciones violentas, para resistir al chantaje de la precariedad, porque no aceptamos que cada momento de nuestra vida esté a disposición del trabajo. Reivindicamos un salario mínimo europeo porque no estamos dispuestas a seguir aceptando salarios míseros, ni que otra mujer, casi siempre migrante, trabaje en las casas y en el cuidado a cambio de bajos salarios y sin tutela de derechos; un estado de bienestar para todas y todos organizado a partir de las necesidades de las mujeres, que nos libere de la obligación de trabajar siempre más y más intensamente para reproducir nuestras vidas.

➎ Queremos ser libres para movernos y para quedarnos. Contra cualquier frontera: permiso, asilo, derechos, ciudadanía y ius soli

Hacemos huelga contra la violencia de las fronteras, de los Centros de detención, de las deportaciones que obstaculizan la libertad de las migrantes, contra el racismo institucional que sostiene la división sexual del trabajo. Apoyamos las luchas de las migrantes y de todas las subjetividades LGTBTQI contra la gestión y el sistema de seguridad de acogida. Queremos un permiso de residencia incondicional, desvinculado del trabajo, estudio y familia y el asilo para todas las migrantes que han sufrido violencia, la ciudadanía para cualquiera que nace o crece en este país y para todas las y los migrantes que viven y trabajan aquí desde hace años.

➏ Queremos destruir la cultura de la violencia a través de la formación

Hacemos huelga para que la educación a la diversidad se lleve a cabo desde la educación infantil hasta la Universidad, para convertir la escuela pública en un punto crucial para prevenir y contrastar la violencia machista contra las mujeres y todas las formas de violencia de género. No queremos una promoción superficial de la igualdad de oportunidades, sino cultivar un saber crítico hacia las relaciones de poder entre los géneros y hacia los modelos estereotipados de feminidad y masculinidad. Hacemos huelga contra el sistema educativo de la “Buona Scuola” (“Buena Escuela”, ley 107) que destruye la posibilidad de que los colegios sean un laboratorio de ciudadanía capaz de educar a personas libres, felices y autodeterminadas.

➐ Queremos dejar espacio a los feminismos

Hacemos huelga porque la violencia y el sexismo son elementos estructurales de la sociedad que están presentes también en nuestros espacios colectivos. Hacemos huelga para construir espacios políticos y físicos transfeministas y antisexistas en los territorios, en los que practicar resistencia y autogestión; espacios libres de las jerarquías de poder, de la división sexual del trabajo y del acoso. Construyamos una cultura del consenso, en la que la gestión de los episodios de sexismo no sea responsabilidad solo de algunas personas, sino de todxs, experimentemos modalidades transfeministas de socialización, cuidado y relaciones. Hacemos huelga para que el feminismo deje de ser un tema específico y se convierta en una lectura global de la realidad.

➑ Rechazamos los lenguajes sexistas y misóginos

Hacemos huelga contra el imaginario mediático misógino, sexista, racista y que discrimina a lesbianas, gays y trans. Cambiemos la representación de las mujeres que sufren violencia como víctimas complacientes y pasivas y la representación de nuestro cuerpo como objeto. Actuemos con todos los medios y en todos los medios para comunicar nuestras palabras, nuestra forma de ser, nuestros cuerpos rebeldes, no estereotipados y llenos de deseos.
Si nuestras vidas no valen, produzcan sin nosotras. #NonUnaDiMeno #LottoMarzo

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8 point for 8 March: not one hour less of strike!

8 points for 8 March. This is the political platform developed by 2000 people who attended a national assembly in Bologna on the 4th and 5th of February: they carried on the work on the Feminist Plan against male violence and they are organizing a Women’s Strike on 8 March, a strike which involves many countries around the world. These points express the rejection of every form of gender-based violence: oppression, exploitation, sexism, racism, homo- and trans-phobia.

On 8 March we strike interrupting any kind of productive and reproductive activity: male violence against women won’t be tackled with a tightening of punishments – such as the life sentence for femicide perpetrators bill that is now under discussion before the Chamber of Deputies – but only with a radical transformation of society. We will take the streets one more time in every city, with marches, public assemblies, creative demonstrations.

We strike to affirm our strength. We restate one more time the request for all labor unions to invoke, for that day, a general strike of 24 hours – Not One Hour Less – and we ask all labor union confederations, and in particular Cgil, to publicly answer to the call for a general strike.

Why We Strike

➊ The only answer to violence is the autonomy of women

We strike against the transformation of anti-violence centers into neutral care services. These centers are and must remain laic and independent spaces for women, feminist spaces that activate cultural transformation processes able to modify those structural dynamics that generate male violence on women and gender-based violence. We refuse the so-called Code Rose and its institutional implementation, and every kind of repressive intervention and contingency plan. We demand that anti-violence centers are actively involved in the organization of any initiative to tackle gender-based violence.

➋ Without effectiveness of rights there is no justice nor liberty for women

We strike because we want the full implementation of the Istanbul Convention against every form of male violence against women: from psychological violence to violence online and via social media platforms, to sexual harassment in the workplace. We demand that women have fast access to justice, with immediate protection for all women, whether they are with or without child, native or foreigners on Italian soil. We want the sole custody for the mother in case of violence committed by the father. We want trained law professionals so that women won’t be re-victimized.

➌ Our Bodies, Our Health, Our Pleasure: Our Choice

We strike because we demand free and safe abortion, and the abrogation of conscientious objection. We strike against obstetric violence, we strike for free and full access to the Ru486, administered in day hospital and until the 63rd day. We strike against abortion stigma and we refuse sanctions against women who have abortions outside legal procedures due to high rates of conscientious objection: we strike so that everyone should exercise their right to self-determination. We want to overcome gender binarism, we want more self-training on contraception and sexually transmitted diseases, and family counseling opened to LGBTQI individuals’ needs and desires, independently from their physical and material conditions, age and passport.

➍ If our lives have no value, we strike!

We strike to lay claim to the right to economic self-determination, to break free from violent relationships, to rebel against lives regulated by precarity, because we do not accept that every moment of our lives is transformed into labor. We strike for a European minimum salary, because we are no longer willing to accept miserable wages, neither that another woman, often a migrant one, is forced to provide underpaid and unprotected domestic and care work; we strike for a true welfare system for all women, based on women actual needs, which can liberate us from the obligation to work more and more in order to reproduce our lives.

➎ We want to be free to move or stay. Against any border: residence permit, asylum, rights, citizenship and ius soli

We strike against the violence of borders, of Centers for detention, of deportations that prevent the freedom of migrants women, we strike against the institutional racism that promote sexual division of labor. We support migrants women’s and lgbtqi people’s struggles against securitarian immigration policies! We demand unconditional residence permits, not bound by work, education or family, and we demand to grant asylum to every migrant woman who is a victim of violence, and full citizenship for anyone who is born or raised in this country and for every migrant who has been living and working here for many years.

➏ We want to tackle the culture of violence through education

We strike so that diversity education is included in every school grade, from nursery school to university, in order to make public school crucial to preventing and tackling male violence against women, and every form of gender-based violence. We do not care for a generic promotion of equal opportunity policies, we want to foster true critical thinking concerning power relations between genders and stereotypical models of femininity and masculinity. We strike against the educational system of the “Buona Scuola” (law 107) which prevents the education system to become a true laboratory for engaged citizenship, one that could be able to raise happy, free and self-determined people.

➐ We want to make room for feminisms

We strike because violence and sexism are structural elements of our societies and they do not spare even our spaces and collectivities. We strike to build political and physical transfeminist and anti-sexist spaces, spaces where we can practice resistance and self-management, spaces that are free from hierarchies of power, free from sexual division of labor, and most of all free from harassment. We want to build a new culture of consent, where the many and not the ffeels responsible for dealing with sexism; we want to experiment trans-feminist modes of sociality, care and relationships. We strike so that feminism is no more a specific theme, but it becomes an all-encompassing lens through which one can read the world.

➑ We reject sexist and misogynist languages

We strike against the misogynist, sexist, racist and discriminatory against LGBTQI people media landscape. We want to overturn the representation of women victims of violence as compliant and passive, and the representation of our bodies as objects. We act with every media and within any media to communicate our words, our faces, our rebel un-stereotyped bodies, full of unprecedented desires.

If our lives have no value, we strike. #NonUnaDiMeno #LottoMarzo

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NI UNA MENOS! NON UNA DI MENO!

NI UNA MENOS! NON UNA DI MENO!

Tutte insieme contro la violenza maschile sulle donne

Verso una grande manifestazione: il 26 Nov tutte a Roma!

Il 25 novembre è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Vogliamo che sabato 26 novembre Roma sia attraversata da un corteo che porti tutte noi a gridare la nostra rabbia e rivendicare la nostra voglia di autodeterminazione.

Non accettiamo più che la violenza condannata a parole venga più che tollerata nei fatti. Non c’è nessuno stato d’eccezione o di emergenza: il femminicidio è solo l’estrema conseguenza della cultura che lo alimenta e lo giustifica. E’ una fenomenologia strutturale che come tale va affrontata.
La libertà delle donne è sempre più sotto attacco, qualsiasi scelta è continuamente giudicata e ostacolata. All’aumento delle morti non corrisponde una presa di coscienza delle istituzioni e della società che anzi continua a colpevolizzarci.
I media continuano a veicolare un immaginario femminile stereotipato: vittimismo e spettacolo, neanche una narrazione coerente con le vite reali delle donne. La politica ci strumentalizza senza che ci sia una concreta volontà di contrastare il problema: si riduce tutto a dibattiti spettacolari e trovate pubblicitarie. Non c’è nessun piano programmatico adeguato. La formazione nelle scuole e nelle università sulle tematiche di genere è ignorata o fortemente ostacolata, solo qualche brandello accidentale di formazione è previsto per il personale socio-sanitario, le forze dell’ordine e la magistratura. Dai commissariati alle aule dei tribunali subiamo l’umiliazione di essere continuamente messe in discussione e di non essere credute, burocrazia e tempi d’attesa ci fanno pentire di aver denunciato, spesso ci uccidono.

Dal lavoro alle scelte procreative si impone ancora la retorica della moglie e madre che sacrifica la sua intera vita per la famiglia.
Di fronte a questo scenario tutte siamo consapevoli che gli strumenti a disposizione del piano straordinario contro la violenza del governo, da subito criticato dalle femministe e dalle attiviste dei centri antiviolenza, si sono rivelati alla prova dei fatti troppo spesso disattesi e inefficaci se non proprio nocivi. In più parti del paese e da diversi gruppi di donne emerge da tempo la necessità di dar vita ad un cambiamento sostanziale di cui essere protagoniste e che si misuri sui diversi aspetti della violenza di genere per prevenirla e trovare vie d’uscita concrete.
È giunto il momento di essere unite ed ambiziose e di mettere insieme tutte le nostre intelligenze e competenze.

A Roma da alcuni mesi abbiamo iniziato a confrontarci individuando alcune macro aree – il piano legislativo, i CAV e i percorsi di autonomia, l’educazione alle differenze, la libertà di scelta e l’IVG – sappiamo che molte altre come noi hanno avviato percorsi di discussione che stanno concretizzandosi in mobilitazioni e dibattiti pubblici.
Riteniamo necessario che tutta questa ricchezza trovi un momento di confronto nazionale che possa contribuire a darci i contenuti e le parole d’ordine per costruire una grande manifestazione nazionale il 26 novembre prossimo.

Proponiamo a tutte la data di sabato 8 ottobre per incontrarci in una assemblea nazionale a Roma, e quella del 26 novembre per la manifestazione.
Proponiamo anche che la giornata del 27 novembre sia dedicata all’approfondimento e alla definizione di un percorso comune che porti alla rapida revisione del Piano Straordinario Nazionale Anti Violenza.
Queste date quindi non sono l’obiettivo ma l’inizio di un percorso da fare tutte assieme.

Realtà Promotrici:
Rete IoDecido
D.i.Re – Donne in Rete Contro la violenza
UDI – Unione Donne in Italia

Aderiscono:

Act! Agire Costruire Trasformare, ADIF (Roma), Aide (S.Maria di Sala Veneto), Arcilesbica Nazionale, Assemblea Antisessista Torino, Associazione Amica Donna Onlus, Associazione Culturale Muovileidee, Associazione di quartiere Collina della Pace Odv, Associazione Fior di Loto, Associazione Iaph Italia, Associazione Plurale Femminile (Civitavecchia), Associazione RISING Pari in Genere, Associazione Scosse, Associazione Se Non Ora Quando? (Snoq Cagliari), Associazione Spazio Donna, Astarte, Casa delle donne Bologna, Casa delle donne di Ravenna-Associazione Liberedonne, Casa delle donne di Viareggio, Casa delle donne Milano, Cattive Maestre (Roma), CDG (Ferrara), Centro donna Lilith (Latina), Centro donne Dalia (Roma), Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile, Cerchi d’acqua (Milano), Chi colpisce una donna, Circolo Anddos-Gaynet (Roma), Circolo Prc di Ardea (RM), Circolo Uaar (Roma), Cobas Sanità Università e ricerca del Policlinico Umberto I Roma, Collettiva AutonoMia Reggio Calabria, Collettivo Donne Contro (Roma), Collettivo F9 (Roma), Collettivo femminista Medea (Torino), Colpisce tutte noi, Commissione Speciale Pari Opportunità Comune di Altamura (BA), Comunicattive (Bologna), Consorzio Casa Internazionale delle donne (Roma), Donne dell’Osservatorio Pari Opportunità di Auser Nazionale, GLBT Stonewall, Grande Cocomero (Roma), D.eA. (Identità Differenza e Autodeterminazione), IFE italia, Libera Università delle donne (Milano), Libreria Antigone (Milano), Onda Rosa (Nuoro), Parteciparte, Ponte donna (Castelli romani), Rete delle reti (Roma/Milano), Rete femminista no muri no recinti, Ri-make Communia (Milano), Rifondazione Comunista (Federazione di Roma), Scosse (Roma), Shamofficine (Sicilia), Smamme (Roma), Socialmentedonne, Spi Cgil Parma, Sportello Antiviolenza Atuxtu, Sportello Donne Pomezia, Stati generali delle donne, Terni Donne (Terni), Ti amo da morire Onlus, Ti Ascolto-Centro Antiviolenza e Tutela dei Diritti, Trama di terre (Imola), Tuba Bazar (Roma), Udi Monte Verde (Roma), Udi Napoli, Udi Pescara, Udi Ravenna, Udi romana “La Goccia”, Unite in rete (Firenze), Vita di Donna (Roma), We World, WILPF Italia (Womens International League for Peace and Freedom), Womeninculture

Adelaide Conetta, Adele Grassito (Centro Hecate), Alessandra Lo Baido, Alessia Consiglio, Alfonso Medaglia, Angela Maria Paccosi, Angela Pacchiosi, Anna Campana, Arianna Di Vitto, Dale Zaccaria, Debora Angeli (Cospe), Diego Laurenti Sellers, Duccio Fulci, Ela Massari, Elena Palozzo, Elisa Trapani, Elisabetta Silvestrini, Eufemia Panattoni, Federica Scrollini, Francesca Langiano, Francesca Romana Ferri, Gilda Lebowski, Giovanna Oliveri, Giuditta Lembo, Giulia Di Cesare, Ilaria Brinis, Ilaria Rocchi, Isabella Manfrini, Lara Romano, Laura Verga, Luana Vacchi, Luciana Colavecchia, Luisa Betti, Manola Sambo, Maria Cafagna, Maria Calabrese, Maria Coletti, Maria Falcitelli, Marta Pacor, Martina Ranieri, Michela Franco, Paola Abbate, Paola Brunelli, Paola Sabbatini, Paola Stoppoloni, Roxana Giselle Saavedra, Simona Di Valerio, Simona Sotgiu, Stefania Picchioni, Susanna Stivali, Tiziana Attili, Tiziana Messia, Toro