Dal Messico al Kurdistan, le donne curde scrivono alle donne indigene

Dal Messico al Kurdistan, le donne curde scrivono alle donne indigene

Pubblichiamo la lettera scritta dalle donne del Consiglio Indigeno di Governo alle donne curde questo Ottobre, per sottolinerare l’importanza degli scambi, dei legami e dei rapporti che si costruiscono tra questi due popoli in lotta.
Traduzione a cura del Nodo Solidale.

San Cristobal de las Casas, Cideci-Unitierra,

Chiapas, Messico – Ottobre 2017

Al Movimento delle Donne del Kurdistan Komalên Jinên Kurdistan (KJK),

Compagne e sorelle:
Noi, donne delegate indigene originarie del Messico, le consigliere e la portavoce del Consiglio Indigeno di Governo, dei popoli amuzgo, tojolabal, ñahñu/ñatho, nahua, wixárika, tzeltal, maya, tohono odham, totonaco, binniza, tzotzil, guarijio, kumiai, chol, purépecha, mayo, rarámuri, tepehuano, me´phaa, popoluca, zoque, cochimi, coca, cora, yaqui, mam, mazahua, tenek, chinanteco, na savi, cuicateco, mixe, triqui, ikoots, chichimeca y mazateco, riunite in assemblea del Consiglio Nazionale Indigeno, spazio che da 21 anni mette in connessione i popoli originari del Messico, vi inviamo un saluto fraterno e vi ringraziamo di tutto cuore per la lettera che ci avete fatto arrivare lo scorso giugno, con l’abbraccio e l’appoggio solidale e rivoluzionario che dai vostri territori manifestate verso di noialtre, le donne indigene, verso di noialtri, popoli originari del Congresso Nazionale Indigeno.

Questa lettera l’abbiamo letta in numerose delle nostre assemblee comunitarie, lo abbiamo condiviso con molte compagne e compagni, e vogliamo dirvi che conoscere la vostra lotta degna e la vostra solidarietà, ci ha permesso di rispecchiarci in voi e ci ha rafforzato. Siamo lontane geograficamente, però molto vicine nelle nostre idee e pratiche libertarie. Insieme a voi, diciamo che in questa guerra portata avanti contro l’umanità, noi le donne dei popoli originari stiamo alzando la nostra voce e ci organizziamo e mettiamo in cammino per la liberazione dei nostri popoli e di noialtre le donne, che rappresentiamo la metà della comunità umana.

Riconosciamo, diamo valore alla vostra lotta, perché tutte le lotte di qualsiasi donna in qualsiasi parte del mondo ed in qualsiasi tempo della storia che lottano, si ribellano e propongono di costruire nuovi cammini di vita di fronte il mostro patriarcale capitalista che ci opprime, è una lotta degna che deve renderci sorelle. Crediamo fermamente nel recuperare l’importanza di fermarci noialtre le donne a partire dalla nostra comunità, non per scontrarci, ma per organizzarci con i nostri fratelli ed i nostri popoli.

Questo sistema capitalista patriarcale di morte ci colloca, a noi donne, nella posizione più infima, la più scomoda, la più dimenticata e la più repressa e non solo ci colpisce noialtre ma anche i nostri fratelli; però se la comunità è malata, lo è ancor di più per noialtre le donne. sia malata, ancora di più per noialtre, le donne.

In Messico, noialtre, le donne del Congresso Nazionale Indigeno, viviamo un triplo disprezzo per essere donne, per essere indigene e per essere povere; per questo affermiamo che noialtre siamo le più disprezzate e per questa ragione anche noi possiamo esplodere, unite tra tutte e tutti nel Messico e nel mondo, il fine di questo sistema che ci azzittisce e la costruzione di uno nuovo, radicato nelle nostre culture ancestrali e guardando verso il futuro con giustizia, pace e libertà comunitarie.

Viviamo in un mondo dove trionfa l’esistenza individuale e una privatizzazione estrema che minaccia i nostri territori, nel quale colonizzano i nostri pensieri e ci vendono l’idea di una vita irraggiungibile. Questo sistema poco a poco si è insinuato, ci ha permeato, levandoci la nostra identità comunitaria e di popoli, ma noialtre, le donne e gli uomini indigene del Messico appartenenti al Congresso Nazionale Indigeno abbiamo detto “ya basta”; adesso basta che la nostra voce non sia presa in considerazione, di ritornare nell’oblio dopo il risveglio generato dalle nostre compagne e compagni zapatisti più di 20 anni fa. Adesso diciamo che è giunta l’ora della fioritura dei popoli ed è giunta l’ora della dignità di noi donne che nuovamente stiamo dando voce alle nostre lotte e continueremo a farlo. Di fronte a questo impeto del sistema capitalista che vuole sterminarci, noialtre le donne indigene diciamo che non faremo nemmeno un passo indietro e che lotteremo, ci organizzeremo con le nostre ribellioni e resistenze; affronteremo questo sistema che ci vuole desaparecidas, desaparecidos, e continueremo a dire che non lo permetteremo.

Il vostro popolo ed i nostri popoli hanno la stessa storia. A partire dalla lotta di conquista che la corona Spagnola ha intrapreso nelle nostre terre, i nostri popoli hanno continuato a resistere come il vostro, per sopravvivere come popoli, nazioni e tribù insieme ai nostri territori, alle nostre lingue, ai nostri abiti, alle nostre culture e le nostre proprie forme di governo; per questo diciamo che sono più di cinquecento anni che i nostri popoli hanno lottato contro tutti i malgoverni che hanno cercato di sterminarci.

Vogliamo dirvi che ascoltare la vostra parola e conoscere la vostra lotta ci permette di capire che i problemi che ci affliggono si riflettono in altre geografie; è molto chiaro che questo sistema di morte che domina il mondo colpisce tutte le persone, organizzazioni e popoli che si rifiutano di farne parte; ma è anche evidente con il vostro esempio ed il vostro respiro che solo unendo le lotte anticapitaliste e antipatriarcali in tutto il mondo, la vostra e la nostra lotta, come quella di migliaia e migliaia di donne e uomini, delle lavoratrici e dei lavoratori, con i sindacati, dei giovani e dei popoli originari, che solo organizzandoci e mettendoci in connessione, possiamo vincere il nostro nemico comune, questa idra dalle mille teste del sistema capitalista, patriarcale, razzista e coloniale.

Le compagne ed i compagni zapatisti ci hanno già avvertito che la tormenta si avvicina; noialtre crediamo che già ci siamo dentro; viviamo in un paese dove governano il capitale straniero ed il crimine organizzato; in forme differenti dalla vostra, anche noi viviamo quotidianamente la guerra con decine di migliaia di persone assassinate, in particolare femminicidi e assassini di lottatrici e lottatori sociali, di giornalisti impegnate ed impegnati, di defensoras e difensori dei diritti umani, con decine di migliaia di persone scomparse, con migliaia di prigionieri e prigioniere politiche, con la spoliazione dei nostri territori, con lo sfruttamento e la schiavitù dei nostri fratelli e sorelle, con la distruzione della nostra madre terra. Di fronte a questo scenario, raccogliendo l’invito dei nostri fratelli e sorelle zapatiste in questi ultimi 20 anni, crediamo che la miglior maniera di difenderci e passare all’offensiva è con l’organizzazione dal basso, di noialtre e noialtri, dei popoli indigeni, dei popoli della campagna e della città che già ci siamo risvegliati, che mettiamo da parte paura ed apatia, che ci ribelliamo, che ci organizziamo e agiamo in comunità, provando e costruendo spazi di società non capitalista e non patriarcale.

Diciamo che è il momento di noialtri i popoli, è il momento di noialtre le donne che approfittando di questa congiuntura elettorale del 2018, però guardando molto più in là; è il momento che, seguendo l’esempio dei nostri fratelli e sorelle zapatiste e di altri popoli, di voialtre, facciamo risorgere dal basso, processi organizzativi autonomi, governi autonomi che obbediscano al popolo organizzato in comunità, come il Consiglio Indigeno di Governo che articoli le nostre lotte verso la costruzione di un mondo dove entrino e si rispettino tutti i mondi, che ci permetta di essere ciò che siamo e che vogliamo essere; senza sfruttamento e senza discriminazione alcuna, dove le donne siano rispettate, avvalorate ed incluse, per costruire insieme ai compagni, relazioni di libertà e convivenza armonica tra noialtri e noialtre, tra i nostri popoli e con la nostra madre terra.

Con il ricordo vivo delle nostre sorelle e fratelli che sacrificarono la propria vita nella costruzione dei nostri sogni e continuano ad accompagnarci, vi salutiamo, vi abbracciamo e vi diciamo grazie, sorelle del popolo delle montagne, lontane nella distanza e vicine ai nostri cuori, che sappiamo vivono, si organizzano, lottano e muoiono per la liberazione di tutte le donne e tutti i popoli del mondo.

Che vivano i popoli originari del Mondo!
Viva la fratellanza dei Popoli!
Viva la degna lotta di liberazione delle donne Kurde! Mai più un Messico senza Noialtre!
Mai più un Mondo senza Noialtre!

Le Consigliere e la Portavoce del Consiglio Indigeno di Governo/ Congresso Nazionale Indigeno.

Dalla Parte del Popolo Palestinese – Free Palestine

Dalla Parte del Popolo Palestinese – Free Palestine

Presidio a Sostegno del Popolo Palestinese e della sua nobile Resistenza contro le politiche oppressive del governo Israeliano. Insieme, complici e solidali, contro ogni forma di sfruttamento e sovradeterminazione. Presidio Martedì 1 Agosto ore 17, Piazza della Rotonda.

Gli eventi degli ultimi giorni dimostrano come la città di Gerusalemme sia costantemente teatro di scontro e di lotta tra le forze occupanti, guidate dal governo di Israele, e le sollevazioni spontanee del popolo palesitinese.

La resistenza dei fratelli e delle sorelle in lotta, deve assumere necessariamente un ruolo centrale per l’attenzione dell’opinione pubblica e della Comunità Internazionale.

Per questo invitiamo la Città a ribadire complicità nei confronti di ogni popolo oppresso che lotta per libertà e per l’autodeterminazione.

Sarà un momento di espressione e condivisione di arte e cultura colorato e partecipato, in cui la Comunità palestinese scenderà in piazza e aprirà i microfoni per avere il sostegno di tutte le realtà romane e nazionali che da più di 50 anni sostengono i percorsi di solidarietà internazionale.

Sarà prima tappa di lancio verso il 29 novembre, data che l’Onu ha indicato come giornata mondiale di solidarietà con il popolo palestinese.

Sarà un incrocio da cui ripartire per riaffermare l’unica possibile soluzione per la pace: #freePalestine #EndTheOccupation

“I palestinesi della Comunità di Roma e d’Italia, denunciano e condannano la politica criminale dei governanti d’Israele, l’aggressione dei soldati e dei coloni, responsabili dell’uccisione di decine di palestinesi in soli tre mesi, di cui 4 ragazzi tra cui un bambino solo negli ultimi due giorni e il ferimento di altri 320. Salutano con orgoglio, la resistenza eroica del loro popolo – musulmani e cristiani – per la difesa dell’Al’Aqsa e di Gerusalemme. Denunciano e condannano il silenzio, l’indifferenza e la complicità della comunità internazionale e particolarmente dell’Unione Europea e chiedono un immediato intervento per garantire la protezione dei luoghi sacri di Gerusalemme e del popolo palestinese che da più di 50 anni continua ad aspettare l’applicazione delle risoluzioni dell’ONU e della Legalità internazionale che Israele non ha mai rispettato.

La Comunità palestinese chiede il ritiro israeliano dai territori palestinesi occupati, il riconoscimento del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e alla creazione del suo Stato libero ed indipendente sul suo territorio nazionale. Sono condizioni minime che neanche dovrebbero essere chieste in quanto sancite dal Diritto internazionale e dalle numerose Risoluzioni Onu ignorate senza alcuna sanzione da Israele. Condizioni senza il rispetto delle quali non ci sarà mai pace in Medio Oriente.
Gloria alla Resistenza e agli eroi resistenti.

Per la fine dell’aggressione e dell’occupazione israeliana.
Palestina Libera.”

(Dal comunicato della Comunità Palestinese a Roma e nel Lazio del 22/7/2017)

Sul G7 di Taormina

Sul G7 di Taormina

Nei giorni scorsi i leader dei paesi aderenti al G7 si sono riuniti in una Taormina completamente sottratta alla sua popolazione per discutere -senza risultati- di tematiche che variavano dal commercio internazionale alle migrazioni, dal terrorismo internazionale all’aumento delle spese militare occidentali.

Con l’occasione di quest’assise per una settimana alle navi delle ONG impegnate nel salvataggio di vite umane nel Mediterraneo è stato vietato l’ingresso ai porti siciliani per presunte ragioni di sicurezza -come se le giovani donne incinte morte di stenti mentre venivano trasportate a Napoli potessero rappresentare una minaccia a quei capi di governo, protetti da un dispiegamento di non meno di 10.000 militari.

E per garantire che non una voce contraria si levasse contro quelle donne e quegli uomini -rappresentanti di quelle politiche d’austerità, di macello sociale e di criminalizzazione di migrazione e dissenso che abbiamo visto sortire i loro drammatici effetti negli ultimi anni- il ministero degli interni di Minniti ha predisposto un meccanismo di repressione preventiva che è la messa a punto di quanto visto il 25 marzo a Roma.

Quella che segue è la motivazione con cui un attivista è stato bloccato ed allontanato tramite foglio di via dalla questura di Reggio Calabria poiché ritenuto soggetto “pericoloso per la sicurezza pubblica” e “dedito alla commissione di reati che mettono in pericolo la tranquillità pubblica”, limitandone la libertà di circolazione e quella di partecipare alla manifestazione.

Provvedimenti simili sono stati comminati, come già il 25 marzo, ad altre decine di attivisti, cui va tutta la nostra solidarietà.

Non possiamo che denunciare la svolta autoritario che questo governo ha impresso nella gestione delle migrazioni, del dissenso, della gestione dell’ordine pubblico, portata avanti a suon di leggi liberticide, svergolamenti a destra nel nome di morale e decoro, sanzioni arbitrarie agite per via amministrativa.

Ora più che mai
NO alla criminalizzazione del dissenso!
NO alle Leggi Minniti-Orlando!

Generazione senza confini – Studenti verso il 25 marzo

Generazione senza confini – Studenti verso il 25 marzo

Il 25 marzo si riuniranno nella nostra città i i capi di stato e di governo europei, per celebrare il sessantesimo anniversario del Trattato di Roma, che istituì la Comunità Economica Europea. Il 25 Marzo sarà solo il primo di tanti eventi istituzionali che coinvolgeranno il nostro Paese nei prossimi mesi – a partire dal G7 di Taormina dove sarà presente Donald Trump – eventi che sicuramente ignoreranno i problemi centrali per la nostra generazione, come la mancanza di prospettive, di cui i i primi responsabili sono proprio questi governi.
Generazione cresciuta con la promessa di un’Europa che avrebbe garantito la crescita economica, e che si è ritrovata, invece, a essere più povera di quella che l’ha preceduta, la prima a vedersi ridurre, e non aumentare, le proprie possibilità di realizzazione e di autosufficienza economica. Dopo un decennio di crisi continua, l’unica soluzione proposta dalla governance europea è stata l’austerity, lo smantellamento dei diritti sul lavoro, di cittadinanza, di formazione, e in ultimo di libera circolazione. Dopo essere cresciuti in un mondo che prometteva il rispetto e lo sviluppo dei diritti fondamentali di ogni individuo, ci ritroviamo invece ad assistere alla costruzione di confini in ogni angolo del globo: che si tratti dei muri fisici alle frontiere europee, che impediscono a chi fugge dalle guerre in Africa e Medio Oriente di raggiungere il nostro continente, o di quelli invisibili, come le nuove disposizioni di legge in materia di immigrazione, o come quelli che il governo britannico si prepara ad erigere nei confronti di qualunque straniero, inclusi centinaia di migliaia di italiani nostri coetanei.
Questa Unione Europea è complice dello smantellamento dell’Università e della ricerca pubblica, dove ha imposto, a partire dal processo di Bologna, un modello basato sulla competizione ad ogni costo, tra studentesse e studenti, così come tra università stesse. E’ complice della ristrutturazione della scuola pubblica basata su logiche di mercato, così come vuole la Buona Scuola di Renzi e l’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro. E’ complice di programmi-truffa come Garanzia Giovani che mettono all centro la costruzione di competenze per ‘l’occupabilità’ dei giovani, e non per la costruzione di occupazione, e di politiche sociali adeguate per i periodi di disoccupazione. Queste politiche, decise nelle istituzioni europee, sono sempre state applicate dai governi nazionali, così come ha fatto Renzi, e sta facendo Gentiloni. Questo modello di Unione Europea è, quindi, servito a smantellare diritti, che sembravano acquisiti, tradendo la speranza di quanti avevano visto nel modello Europeo la possibilità di superare gli Stati Nazione, e di poter inaugurare quindi un’epoca in cui pace e giustizia sociale fossero poste e garantite sul piano comunitario.
Questa è la generazione che forse più di ogni altra è cresciuta con la convinzione di avere cittadinanza nel mondo, ancor prima che di un singolo paese, anche per questo non possiamo accettare di rimanere in silenzio mentre ovunque l’idea di un mondo aperto e plurale viene messa sotto accusa da forze populiste e razziste, che sputano sui diritti delle donne, dei lavoratori, dei migranti. Consapevoli della complessità delle relazioni politiche, economiche, culturali e sociali dello spazio europeo e internazionale, non possiamo accettare di veder restringere l’orizzonte dello spazio d’azione alle sole logiche nazionali.
Abbiamo l’ambizione di un’Europa e di un mondo dove le frontiere -fisiche e immateriali- possano essere abbattute, dove la vita delle persone possa essere tutelata, dove la dignità di studenti, lavoratori e migranti sia un principio fondamentale e non un’opzione politica scavalcabile. Il 25 marzo scenderemo in piazza per dire che l’Europa che vogliamo è quella che si organizza dal basso per combattere l’esclusione sociale, per costruire spazi di autogoverno e di partecipazione, per erigere un modello capace di accogliere chi fugge da guerre e povertà e di sconfiggere gli spettri di razzismo e xenofobia. Il 25 scendiamo in piazza, per destituire l’Europa “celebrata”, per un’Europa meticcia, solidale e migrante. Contro ogni Stato e nazione.
Roma, 25 Marzo, h.11 Corteo da Piazza Vittorio – Per un’Europa meticcia, solidale e migrante
Libertà di Movimento – Europe for All

Libertà di Movimento – Europe for All

Appello per la costruzione di un 25 marzo a Roma di lotta ai confini, all’austerità, al razzismo, per la libertà di movimento.

Il 25 marzo i capi di stato e di governo d’Europa si riuniranno a Roma per celebrare il 60° anniversario del Trattato di Roma, costitutivo della Comunità economica europea.
Questo incontro, al di là della retorica celebrativa, assume un significato che non può e non deve essere occultato: quello di accelerare il processo di integrazione europea come risposta all’elezione di Trump, a Putin e alla Brexit.

L’Europa che verrà celebrata è, però, un continente ad (almeno) due velocità, segnato dalle politiche di austerity e che fonda la cooperazione interstatuale su accordi economici e quadrature di bilancio, mentre lascia morire sui propri confini chi fugge da condizioni drammatiche di esistenza e cerca rifugio e protezione in territorio europeo, nonché la possibilità di riprogettare il proprio futuro.

Anche il trattato di Schengen che sembrava essere il necessario strumento comunitario per abbattere le frontiere interne all’Europa, è stato vanificato dalle politiche migratorie dei singoli stati membri, che hanno ridisegnato i confini come luoghi di morte: per chi salta sui treni in corsa per raggiungere la propria destinazione, per chi muore folgorato dalle reti elettriche di protezione o investito dai tir nelle gallerie tra Ventimiglia e la Francia, oppure – ma è divenuta una notizia talmente rituale da non suscitare più scandalo né indignazione – per chi muore nel Mar Mediterraneo, dove si contano più di 5.000 morti accertati nel solo 2016.

Riteniamo fondamentale non perdere l’occasione del 25 marzo per ricollocare al centro del discorso la libertà di movimento, a maggior ragione se il palcoscenico è la città di Roma, uno spazio metropolitano, attraversato da un susseguirsi letale di confini, divieti, inadempienze e corruzione. Uno spazio nel quale lo stesso concetto di accoglienza sembra aver perso qualsiasi significato.

Siamo l’ Europa meticcia, solidale e migrante e lo spazio europeo è il nostro terreno di azione politica. E in questo senso accettiamo la sfida posta da un campo “disintegrato”, a molteplici velocità, dove l’opzione nazionale rischia (e già in parte è così) di offrire terreno ad un populismo che si nutre di razzismo, fascismi, assottigliamento degli spazi di libertà e uguaglianza.

Proprio i migranti e le migranti, infatti, sono i soggetti che più di altri sono in grado di dislocare costantemente le forme del disciplinamento e della repressione della mobilità, nonché di trasformare i limiti della cittadinanza. Il loro spostamento mette in tensione i confini nazionali ed intraeuropei, e la loro collocazione nel mercato del lavoro ridetermina le forme molteplici di sfruttamento del lavoro contemporaneo. Ed è proprio con loro che vogliamo contestare le politiche migratorie europee che negli ultimi anni hanno prodotto hotspot, relocation, accordi bilaterali criminali, svuotando di senso il diritto d’asilo e la libertà di movimento dentro lo spazio europeo, già compromessi dal regolamento Dublino.

Conferma di queste politiche è il Decreto legge Minniti del 17 febbraio, configurato come nuovo “pacchetto sicurezza”, in cui vengono lesi diritti garantiti costituzionalmente e dalle convezioni internazionali, e in cui viene introdotto il lavoro gratuito servile anche per i richiedenti asilo.

Politiche che, in una trappola di austerità selettiva e populismo xenofobo, producono soggettività impoverite, vulnerabili e precarie, funzionando quale dispositivo di ricatto e di confinamento materiale e simbolico delle vite.

Ripartiremo dunque da qui, da Roma, e proprio il 25 marzo, perché vogliamo rendere visibile una costellazione europea di esperienze sociali e politiche che, nelle pratiche mutualistiche, nell’autodeterminazione dei soggetti e nelle rotture conflittuali, siano in grado di contrastare politiche emergenziali, retoriche umanitarie, e sentimenti xenofobi.

Saremo in piazza per gridare, ancora una volta, che vogliamo e possiamo realizzare un’Europa diversa che parta dalla valorizzazione di territori inclusivi e solidali.

Le proteste anti Trump negli USA, l’invasione degli aeroporti contro il “muslim ban”, One day without us, e la piazza dei 200mila di Barcellona al grido di “vogliamo accogliere” ci hanno segnalato, che è necessario, fare coalizione, ‘essere marea’, per segnare l’ordine del discorso rimettendo al centro la libertà di movimento e il diritto per ogni essere umano di scegliere dove andare e dove stare.

ROMA 25 marzo h.11 PIAZZA VITTORIO
#libertadimovimento
#EuropeForAll

Pace e Giustizia per il Kurdistan – Manifestazione Nazionale

Pace e Giustizia per il Kurdistan – Manifestazione Nazionale

11 febbraio 2017 – Manifestazione Nazionale a Milano Libertà per Öcalan e per tutte le prigioniere e i prigionieri politici Pace e Giustizia per il Kurdistan

La lotta del Movimento di Liberazione Curdo per la democrazia, la coesistenza, l’ecologia e la liberazione delle donne ha raggiunto primi risultati positivi con l’allargamento del modello di autogoverno democratico nei territori liberati dal giogo delle bande ISIS. Ma con l’estensione della situazione di guerra attuale nel Bakur-Turchia, Rojava-Siria e nel Medio Oriente, i curdi e le altre popolazioni della regione affrontano gravi pericoli; lo stesso Movimento di Liberazione subisce nuove e pesanti minacce.

Per garantire la sua presidenza, Erdogan si è alleato con i fascisti e i nazionalisti turchi, così da affrontare la questione curda con la violenza e la repressione: tutto ciò che è collegato con i curdi e la loro identità è un obiettivo. Vengono commissariate le municipalità, i co-sindaci sono arrestati e sostituiti con amministratori fiduciari di nomina governativa. La brutalità della guerra in Kurdistan che ha visto la distruzione di intere città, è già costata la vita a migliaia di civili, arresti di massa di politici, intellettuali, accademici, giornalisti, attivisti, avvocati e magistrati, fino ad arrivare al piano per l’eliminazione fisica di Öcalan.

La pesante tortura psicofisica inflitta al leader curdo Abdullah Öcalan, nel corso degli ultimi 18 anni in condizioni di isolamento totale, è stata inasprita con ulteriori limitazioni del suo regime carcerario. Dal 5 aprile 2015, dopo che Erdogan ha messo fine al negoziato “per una soluzione politica e democratica della questione curda”, i contatti con l’isola di Imralı sono praticamente interrotti.

In base a recenti informazioni ci sono gravi motivi di preoccupazione per la stessa vita di Ocalan. Nel mentre il regime di Erdogan si prepara a reintrodurre la pena di morte.

Abdullah Öcalan è il rappresentante riconosciuto del popolo curdo, egli svolge un ruolo decisivo per una possibile soluzione duratura e democratica della crisi profonda del Medio Oriente.

La storia ha dimostrato che la questione curda non può essere risolta militarmente. Le guerre di logoramento e i genocidi dello stato turco non hanno mai funzionato. Hanno sempre avuto l’effetto contrario. La Turchia non deve continuare ad attizzare un fuoco che non può spegnere. I colloqui per una soluzione politica della questione curda devono riprendere in una condizione di parità. L’unico modo per garantirlo è l’immediata liberazione di Abdullah Öcalan.

IN OCCASIONE DELL’ANNIVERSARIO DEL SEQUESTRO DI ÖCALAN, IN CONTEMPORANEA CON LA MANIFESTAZIONE INTERNAZIONALE DI STRASBURGO, SCENDIAMO IN PIAZZA A MILANO L’11 FEBBRAIO , PER:

• La libertà per tutti i prigionieri politici e le prigioniere politiche in Turchia! Basta alla tortura e all’isolamento! Chiudere la prigione di Imralı!
• Una soluzione politica e democratica della questione curda! Revocare il bando contro le organizzazioni curde!
• La libertà di Öcalan e la Pace in Kurdistan!

UIKI – Ufficio Informazioni del Kurdistan in Italia , Comunità Curda in Italia, Rete Kurdistan Italia

Per adesioni:   info@uikionlus.com  /   info@retekurdistan.it

 

Adesioni pervenute al 30 gennaio 2017:

Associazione ESSE

Associazione Senza Confine

Associazione Verso il Kurdistan

Associazione Senza Paura Genova

Associazione Culturale Il Bene Comune di Campobasso

AssopacePalestina

Associazione CISDA – Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane

Associazione Italia-Nicaragua Milano

Associazione Diritti e Frontiere, ADIF

Associazione Cultura è Libertà

Associazione No Border

Associazione Culturale Punto Rosso

Associazione Progetto Diritti onlus

WILPF- Italia,Womens International League for Peace and Freedom

Servizio Civile Internazionale, SCI

ARCI Nazionale

Unione degli Studenti

AvEG-KON

Rete Primo Marzo

Rete della Conoscenza

Link Coordinamento Universitario

Osservatorio Repressione

Lume Laboratorio Metropolitano Universitario- Milano

MovimentoNonViolento Sardegna

Confederazione Cobas

FIOM Cgil

Unione Sindacale di Base, USB

Confederazione Unitaria di Base, CUB

Partito della Rifondazione Comunista PRC

Partito Comunista dei Lavoratori- PCL

Sinistra Anticapitalista

Sinistra Italiana

Comitato ticinese per la ricostruzione di Kobane

Comunità curda in Ticino

Comunità siriaca in Ticino.

Federazione Livornese del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Federazione Provinciale di Bergamo del Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

Federazione Anarchica Siciliana, FAS

ANPI Ortica

ANPI Colle Val d’Elsa

ANPI 25 Aprile, Milano

ARCI Solidarietà e Sviluppo, Nuovo

Associazione Jambo, commercio equo Fidenza

Associazione Verso la Mesopotamia ,Arco, Trento

La casa donne Lucha y Siesta, Roma

BuongiornoLivorno

Berta Vive Comitato Milano

MLKP

Comitato Spinta dal Basso

Comitato Arin Mirxan – Torino

Collettivo Vis Rabbia di Avigliana

Comitato NoMuos/NoSigonella, Catania

Circolo Cambiaghi

Circolo PRC -SE delle Valli Brembana

Circolo di Parma “celia sanchez – marilisa verti” della associazione nazionale di amicizia Italia Cuba

Casa Madiba Network

Collettivo EXIT di Barletta, Puglia

Collettivo Politico Scienze Politiche, Firenze
Rete Collettivi Fiorentini

ARCI Valle d’Aosta

ARCI Solidarietà Onlus

Il CSA Magazzino 47 di Brescia

Il circolo anarchico Ponte della Ghisolfa -Milano

Collettivo Guernica di Modena

CSA Grotta Rossa

Associazione Pettirossi Lombardia

ASSOCIAZIONE CULTURALE PUNTO ROSSO

Coordinamento Nord Sud del mondo di Milano

Teatro Officina-Milano

Cooperazione Rebelde Napoli

Lido Pola

Rete dei Collettivi Scacco Matto

Zona Esperienze Ribelli 081

ACT! Agire Costruire Trasformare

Associazione Culturale La Lotta Continua

Barrio Campagnola, Bergamo

Gruppo Anarchico “Carlo Cafiero” – FAI Roma

Circolo Italia Cuba Roberto Foresti di Genova

Sinistra per Fiorenzuola

Sinistra Italiana Milano

Dimitri Melli, Sindaco del Comune di Pegognaga

Michele Conia, Sindaco di Cinquefrondi (RC)

Amministrazione Comunale di Cinquefrondi

Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito

Ya Basta! Bologna

Cs Tpo

Labas Occupato

CSOA Angelina Cartella di Reggio Calabria

CSC Nuvola Rossa di Villa San Giovanni

CPA Firenze sud
Cantiere Sociale K100fuegos – Campi Bisenzio Firenze

Ex Caserma Occupata, Livorno

Espace Populaire di Aosta

ALKEMIA, Modena

Sinistra x Milano

Memoria Antifascista

Coordinamento Collettivi Studenteschi-Milano

Csoa Lambrate

CS Cantiere

Rojava Resiste

Campagna Free HDP

Casc, Lambrate-Milano

Zam Milano

Palermo Solidale con il Popolo Curdo

Comitato di Base No Muos

Gruppo Anarchico Alfoso Failla – Federazione Anarchica Italiana

Libert’Aria – Spazio di Cultura

Comitato Versiliese Carlo Giuliani ( Progetto per l’Unità Anticapitalista)

Es- Rete di elaborazione sociale Casalnuovo di Napoli

Osservatorio democratico contro le nuove destre -Milano

Giuseppe Acconcia,  Giornalista-Scrittore

Antonia Sani, presidente di WILPF-Italia

Simone Oggionni, Segreteria nazionale Sel-Sinistra Italiana

Marco Cannito, Capogruppo Comunale di Città Diversa

Luisa Morgantini già vice presidente PE

Gianni Fossati, Pres. Italia-Cuba Milano

Italo Di Sabato – coordinatore Osservatorio Repressione

Vittorio Agnoletto, già PE, membro del Consiglio Internazionale del Forum Sociale Mondiale

Gianpiero Bonvicino, Responsabile esteri PRC-SE federazione di Bergamo

Sergio Violante,Candidato al Municipio 1 per la lista “Milano in Comune”

Maurizio Poletto, responsabile CGIL Valle di Susa.

Gianni Sartori, giornalista

Luigi Vinci, Ex Europarlamentare

Sandra Cangemi, giornalista, Milano

Selly Kane

Prof. Raul Mordenti, Università di Tor Vergata

Prof. Roberto Pignoni, Università La Sapienza

Fabio Alberti

Cinzia Greco

Claudio Treves, Segretario generale Nidil-Cgil

Tano D’Amico, fotografo

Prof. Enrica Rigo, Clinica Legale Immigrazione, Università Roma Tre

Giovanni Russo Spena, ex Senatore della Repubblica

Silvia Baraldini, attivista per i diritti umani

Grazia Naletto, Presidente di Lunaria

Prof. Gabriella Rossetti, Università di Ferrara

Moni Ovadia, attore e musicista

Lino Anelli, Presidente del GAP di Piacenza e provincia

Francesca Koch, Presidente Casa Internazionale delle Donne

Luca Casarini

Fabrizio Burattini, USB