Cultura cinema america

Pubblicato il 1 luglio 2016 | da Alessandro Stoppoloni

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Un equilibro (im)possibile?

Il difficile percorso dell’Associazione Cinema America fra occupazione e sponsor

Dal primo giugno scorso piazza San Cosimato ospita la terza edizione del festival di cinema gratuito organizzato dall’Associazione Piccolo Cinema America (qui il programma, si va avanti fino al primo agosto, dal 30 giugno al 5 luglio speciale su Sergio Leone alla scalinata di viale Glorioso). Formata dai giovani che avevano partecipato dal 2012 al 2014 all’occupazione dello storico cinema America, a pochi passi dalla stessa piazza San Cosimato, l’associazione è stata costituita in seguito allo sgombero avvenuto a settembre 2014 e da allora ha organizzato una miriade di attività (dagli “schermi pirata” in diversi punti della città ad altre brevi occupazioni) con lo scopo dichiarato di riaprire la sala trasteverina, ormai in disuso da anni. La decisione di occupare il cinema fu presa proprio nel momento in cui la Giunta Alemanno stava per dare il suo assenso a dei lavori proposti dalla società proprietaria dell’immobile che avrebbero stravolto la struttura del cinema con lo scopo di trasformarlo in appartamenti di lusso.

foto by youmovies.it

L’occupazione bloccò questo processo e in seguito il doppio vincolo apposto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo sulla struttura e sulle decorazioni del cinema America sembrarono scongiurare il peggio. La proprietà però non si diede per vinta e fece ricorso al TAR che nello scorso ottobre ha confermato la validità dell’iniziativa del Ministero. Attualmente si è in attesa della sentenza del Consiglio di Stato, a cui la proprietà ha fatto.
L’iniziativa dei giovani ha ricevuto rapidamente il sostegno di tanti volti noti del cinema italiano (da Elio Germano a Carlo Verdone, da Ascanio Celestini a Paolo Virzì) che ancora oggi continuano a manifestare la loro vicinanza partecipando in prima persona all’arena estiva.

Fin dai tempi dell’occupazione i giovani hanno cercato il confronto con le istituzioni, rifiutando l’idea di chiudersi all’interno dello spazio in cui erano riusciti a entrare. Questa è la logica che sta dietro agli sforzi dell’associazione che poche settimane fa è riuscita a vincere il bando pubblico per l’assegnazione della gestione della Sala Troisi, altro cinema storico di Trastevere chiuso ormai da molto tempo e bisognoso di una profonda ristrutturazione. L’arena estiva che si sta svolgendo in questi giorni segue la stessa linea: gli organizzatori non perdono occasione per sottolineare la chiara valenza politica di una simile iniziativa, finalizzata a restituire alla cittadinanza uno spazio che le spetta di diritto. Si è scelto perfino di non fornire molti posti a sedere in modo da coinvolgere sempre più lo spettatore nell’allestimento della proiezione, “costringendolo” a portarsi da casa una seggiola pieghevole o un cuscino. Insomma, una bella iniziativa nel panorama romano.

Simili sforzi non sono però sostenibili senza un’adeguata copertura finanziaria che nel caso del festival, sostenuto anche dalla Regione Lazio, dalla SIAE, dal Municipio Roma I e dalla Camera di Commercio di Roma, è stata fornita da alcuni esercizi commerciali presenti sulla piazza o nelle vicinanze e soprattutto da BNL Gruppo BNP-Paribas, uno dei gruppi bancari più grandi del mondo. D’altra parte durante le presentazioni dei film non si perde occasione per difendere la scelta di occupare il cinema America nel 2012. Questo metodo viene contrapposto al concetto di legalità, usato sempre più frequentemente nel linguaggio politico e giornalistico, soprattutto durante l’ultima campagna elettorale romana. Si è così convinti della bontà della scelta che non si esclude nemmeno di tornare a ricorrere all’occupazione del cinema di via Bertani se questo atto dovesse essere necessario per sbloccare la situazione.
A questo punto però una domanda sembra sorgere spontanea: è possibile coniugare l’accesso a determinati canali (istituzioni, banche, grande distribuzione alimentare) con azioni politiche di rottura? Si può essere dirompenti quando si è di fatto scelto di accettare almeno buona parte delle regole che il “sistema” ci presenta? Gli organizzatori sembrano dare il problema già per superato e, nel comunicato che presenta l’iniziativa estiva, si limitano a dire che:

«Il contributo di BNL Gruppo BNP Paribas, invece, dimostra che la Banca crede nelle nuove generazioni, aprendo le porte a chi sostiene ed ama la produzione culturale, e sa garantire impegno, costanza e serietà nei propri progetti».

L’invito alle altre “realtà sociali” della città occupa la parte finale del comunicato (qui il testo completo):

«[…] speriamo che questo nostro lavoro possa far anche da spartiacque e possa spingere tutti a sperare in un cambiamento: bisogna uscire dai propri gusci, avere il coraggio di camminare in territori anche scomodi e grigi, mantenendo sempre la propria identità. Non c’è bisogno di sporcarsi le mani, né tanto meno di promettere voti, noi non lo abbiamo fatto con nessuno, declinando gentilmente ogni offerta e richiesta. Un’altra città è possibile, ma bisogna tirar giù le maschere, smetterla con gli accordi elettorali sotto banco in una mano e la bandierina dei duri e puri nell’altra. Siamo onesti se vogliamo onestà».

Una parte della stampa (qui e qui due articoli dell’edizione romana del Corriere della Sera rispettivamente del 16 aprile e del 13 giugno) ha esaltato l’esperienza del Cinema America contrapponendola a quella, considerata fallimentare, del teatro Valle. Questo genere di approccio non fa altro che alimentare un nuovo rapporto dicotomico, una scelta fra apparentemente bianco e apparentemente nero che porta una serie di slogan a soffocare sul nascere un dibattito potenzialmente costruttivo (esemplare in questo senso lo scambio di battute su Twitter fra sostenitori del Valle e del Cinema America dopo l’articolo del 13 giugno del Corriere).

La questione è certamente complessa, ma dividersi senza discutere difficilmente porterà effetti positivi.

Nel frattempo, può essere una buona idea fare una visita al festival dato che le serate di cinema a piazza San Cosimato sono molto piacevoli.

Buona visione (critica, ovviamente).

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