Cultura nessuno in fuorigioco calcio e integrazione

Pubblicato il 14 Feb 2017 | da Matteo Picconi

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Nessuno in Fuorigioco, il vero potere del calcio

Uscito in questi giorni un web reportage realizzato da MondoFutbol che racconta sei storie di integrazione e antirazzismo nel mondo del calcio, tra cui le due realtà romane dell'Atletico Diritti e Liberi Nantes

Nessuno in fuorigioco, “siamo tutti lo straniero di qualcuno”. Mentre il fenomeno migratorio aumenta insieme alle polemiche, all’intolleranza e alla repressione, il mondo del calcio continua a produrre delle risposte, fatte di inclusione, integrazione e, soprattutto, antirazzismo. Alcune di queste risposte, di queste storie, vengono raccontate nel web reportage “Nessuno in Fuorigioco”, realizzato dalla testata MondoFutbol nel corso del 2016 e pubblicato sul web proprio in questi giorni.

nessuno in fuorigioco locandina calcio e integrazione«Sei realtà in cui il calcio va oltre l’aspetto agonistico, affermandosi come spaccato della situazione sociale italiana, fra pari opportunità, partecipazione e barriere da superare. Nel campo da gioco e nella vita quotidiana. Proprio lì dove nessuno dovrebbe essere fuori dai giochi. Mai». Così viene presentato il reportage nato da un’idea del direttore di MondoFutbol Guido Montana e dal giornalista Luciano Aniello. Nessuno in Fuorigioco è la storia di un viaggio, un quarto d’ora che percorre tutta la penisola, da nord a sud, che racconta piccole grandi storie vissute in diversi campi di periferia, nonché di giovani vite provenienti da lontano e che hanno trovato (anche) nel calcio un modo per ricominciare.

La prima tappa del documentario è la cittadina campana di Benevento dove dal 2014 ha preso forma una squadra di calcio popolare, la ASD Atletico Brigante, fino all’anno scorso iscritta al campionato di terza categoria. Composta principalmente da migranti e rifugiati, l’Atletico attualmente non è iscritto a nessun torneo ufficiale: «La nostra comunità meticcia è cresciuta sempre di più. Oggi giocano e si allenano con noi decine di migranti, la maggior parte dei quali, secondo le norme discriminatorie della Figc non avrebbe potuto giocare con noi, almeno non dall’inizio del campionato – così recita il comunicato della società reso pubblico lo scorso ottobre – abbiamo provato a chiedere una deroga sul loro tesseramento (…), ma non ci è stata concessa, un po’ per ignoranza un po’ per indifferenza. A noi non va più di vedere ragazzi che si allenano tutta la settimana, puntualmente sugli spalti ogni partita perché non possono giocare, in attesa che sia espletato tutto l’iter burocratico per il loro tesseramento».

Calcio-popolare-RFC-Lions-Caserta-antirazzistaSempre in Campania un’altra squadra di terza categoria impegnata nello sport popolare: è la RFC Lions di Caserta, realtà nata nel 2011 intorno alle comunità di migranti provenienti da tutto il mondo. Nel doc colpiscono le storie raccontate da Kalifa e Abdul, vicende drammatiche che ormai in molti conoscono ma che ancora non incontrano la giusta sensibilizzazione tanto dell’intera opinione pubblica quanto delle istituzioni. Dal progetto del RFC è nata Caserta Antirazzista, rete ben radicata sul territorio, che da tre anni organizza il torneo omonimo, raccogliendo sempre più adesioni e partecipazione in una provincia ancora diffidente.

A volte l’integrazione si unisce alla forza del senso comunitario come nel caso della ASD Scanderberg, squadra di calcio nata a Parma nel 2008 e composta in gran parte da esponenti della comunità albanese della città emiliana. Una realtà tuttavia che include, come spiega nel reportage il presidente Ndrei Shpendi: «Il calcio in Italia è uno sport che unisce. Il nostro obiettivo resta quello che la squadra sia composta non solo di albanesi ma anche di italiani e non, più nazioni ci sono e meglio è. Questo significa fare integrazione, vivere e convivere insieme». Spostandosi nuovamente a sud, questa volta in Molise, stessi dettami muovono il progetto di Casa Giselda, centro accoglienza per minori di Casacalenda realizzato e gestito dalla cooperativa Koinè, dove il calcio rappresenta uno degli strumenti principali per promuovere l’inclusione sociale.

Atletico-Diritti-calcio.jpegInfine le due realtà romane. Vero modello di integrazione e inclusione sociale attraverso la pratica del calcio è rappresentato dalla polisportiva Atletico Diritti: «non è né la squadra solo degli immigrati o dei detenuti, ma è una squadra che si apre a tante esperienze e vissuti diversi – spiega nel reportage la presidente Teresa Marietti – all’inizio erano ragazzi che neanche sapevano che cosa accadeva sulle coste dell’Italia, non conoscevano il senso di emarginazione sociale che c’è in un percorso penale (…); è la conoscenza che fa superare gli stereotipi e i pregiudizi». Il viaggio di Nessuno in Fuorigioco termina nel quartiere di Pietralata dove giocano i LiberiNantes, prima squadra in Italia ad essere composta esclusivamente da rifugiati e richiedenti asilo, che quest’anno si avviano a festeggiare il decimo anno di attività. Nel web-doc viene messo in risalto soprattutto il grande processo di riqualificazione del campo XXV aprile, fino a cinque anni fa completamente in disuso. Una riqualificazione che ha visto impegnati in prima persona gli stessi giocatori della squadra nata nel 2007: «Costruire qualcosa insieme è stata davvero un’esperienza fantastica perché i ragazzi sono venuti qua da volontari, come noi – spiega nel reportage il presidente dei LiberiNantes Alberto Urbinati – va cambiato totalmente questo punto di vista di vedere gli immigrati come un problema ma considerarli come una grande opportunità. Noi qui l’abbiamo sperimentato e toccato con mano, loro ci hanno aiutato a recuperare questo campo, un luogo pubblico, portando sviluppo e bellezza in un posto che era del tutto abbandonato».

Nella giornata di ieri Atletico Diritti e LiberiNantes hanno partecipato all’iniziativa Europe, Football and Refugees, organizzata dall’UISP e dalla rete internazionale FARE Network. Presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha avuto luogo una tavola rotonda per discutere, insieme ad altre realtà, di calcio, regole ed inclusione sociale. «Per noi si tratta di un traguardo fondamentale e storico perché da oltre nove anni scendiamo in campo per batterci per un Calcio più aperto, inclusivo e libero. Le aspettative che riponiamo in questa giornata sono dunque molto alte e insieme agli altri prestigiosi ospiti daremo il nostro contributo affinché si intraprenda un nuovo percorso – così riporta un comunicato dei LiberiNantes, tra gli organizzatori dell’evento – Ci racconteremo e proveremo a trasmettere il valore e la bellezza del nostro percorso con la concreta speranza che da questa tavola rotonda così prestigiosa potranno uscire proposte in grado di rimuovere le barriere di accesso al mondo del calcio amatoriale».

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