Dispacci ararat

Pubblicato il 20 Feb 2017 | da Irene Salvi

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Ararat non si sgombera, nuova chiamata alla solidarietà

Tornano le minacce di sgombero per il centro socioculturale curdo di Testaccio, a cui il Comune di Roma ha intimato il rilascio dei locali entro il 18 marzo. Martedì 21 (ore 12) è stata indetta una conferenza stampa in piazza del Campidoglio

“Continua senza sosta l’attività di desertificazione sociale e culturale intrapresa dal Comune di Roma”. Così il centro socioculturale curdo Ararat e la rete Rojava Calling denunciano, in un comunicato, l’intimazione a liberare entro 30 giorni gli spazi di largo Dino Frisullo contenuta nella comunicazione del Comune di Roma pervenuta lo scorso 16 febbraio; sottolineando inoltre che “come se non bastasse, la scadenza dei 30 giorni coincide proprio con la settimana in cui cadono le celebrazioni del Newroz, il capodanno curdo”.

Una richiesta che arriva esattamente a un anno  di distanza dalla precedente minaccia di sgombero, datata marzo 2016. Entrambe sono effetto della nota delibera 140 del 2015 in tema di riordino del patrimonio immobiliare comunale: eredità dell’amministrazione Marino – passata indenne dalla gestione commissariale di Tronca all’attuale giunta Raggi – la delibera ha già colpito decine di realtà associative, politiche e sindacali della città sacrificandone l’esperienza a criteri di bilancio che non contemplano alcun valore sociale (ultima vittima, proprio negli scorsi giorni, il Comitato Acqua Pubblica che aveva trovato sede al Rialto S. Ambrogio).

L’ingiunzione di sgombero conterrebbe anche la richiesta di “cifre esorbitanti” per gli anni passati da parte dell’amministrazione, mentre è ancora in attesa di definizione il ricorso presentato dagli attivisti al TAR (l’udienza di merito è stata fissata per il 22 marzo 2017, quindi dopo la scadenza dei termini imposti per il rilascio dell’edificio): “il centro Ararat ha sempre pagato le quote concordate con il Comune di Roma. Si tratta quindi di una decisione unilaterale che avviene a fronte di reiterate richieste di incontri per l’individuazione di una soluzione condivisa. Riteniamo sia particolarmente grave imporre la chiusura a un centro culturale attivo nella diffusione della cultura del popolo curdo […] mentre il tribunale competente non ha ancora preso una decisione”.

Tutto mentre in Turchia continuano gli attacchi al popolo curdo – sono di queste ore le denunce di una nuova operazione dell’esercito turco nella provincia di Nusaybin (confine turco-siriano) che avrebbe causato decine di morti tra la popolazione civile. “Mentre i curdi in Siria e in Turchia resistono e difendono la loro terra, combattendo per l’umanità contro gli attacchi di Daesh e dell’esercito turco, a Roma si tenta ancora una volta di cancellare un’esperienza fra le più vive e attive della città che vede protagonisti gli esuli curdi. Daesh nel Rojava (Siria del nord) ha distrutto in maniera mirata le associazioni culturali. Il governo di Erdogan ha chiuso centinaia di organizzazioni della società civile curda. Oggi il Comune di Roma si rende complice di questo genocidio culturale portandolo nel cuore della capitale”.

Ma, conclude il comunicato, “i rifugiati curdi sono abituati a resistere e lo faranno anche questa volta, mobilitandosi insieme ai tanti amici e amiche italiane”. Per domani, martedì 21, è stata indetta una conferenza stampa nella piazza del Campidoglio alle ore 12.

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