Dispacci turchia

Pubblicato il 1 Mar 2017 | da Irene Salvi

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“Cronache ottomane” a Moby Dick

Alle 18 la presentazione del libro di Raniero La Valle che parte dai resoconti originari del padre giornalista per ripercorrere un secolo di rapporti tra Turchia ed Europa, oscillanti tra radici comuni e contrapposizioni reali e immaginarie

Molto forte, incredibilmente vicino. Il titolo di un romanzo di Jonathan Safran Foer suona come un’involontaria istantanea della Turchia di oggi, per l’Europa scomodo e potente alleato a giorni alterni, da sempre porta d’Oriente e centro del Mediterraneo. Questo pomeriggio se ne parlerà al polo culturale di via Ferrati durante la presentazione del libro di Raniero La ValleCronache ottomane. Come l’Occidente ha costruito il proprio nemico (Bordeaux Edizioni, 2016, € 16). Perché “mentre la Turchia di Erdoğan sembra sprofondare sempre più in una spirale autoritaria che comprime ogni espressione di dissenso, appare importante ripercorrere le vicende che segnarono la fine del Califfato e l’inizio della trasformazione dell’Impero ottomano nella moderna Turchia, laica e kemalista” (dall’evento Fb).

Insieme all’autore ci saranno Francesco Anghelone (storico e autore di numerose pubblicazioni su Grecia, Turchia, Cipro e Mediterraneo sud-orientale); Lorenzo Grisha Declich, esperto del mondo islamico contemporaneo, firma della rivista di geopolitica Limes e autore del libro “Islam in 20 parole” e Simone Pieranni, giornalista e scrittore, che sul Manifesto di oggi recensisce il libro di La Valle richiamando le “analogie, tante, con la situazione internazionale di oggi (la Libia ma non solo), per un libro che non solo racconta il declino dell’Impero ottomano in presa diretta, ma che consente anche una riflessione sul giornalismo di allora e di oggi”.
La Valle parte dalle corrispondenze originali del padre Renato – cronista del Giornale d’Italia, inviato nel 1908 nell’allora Costantinopoli alla vigilia del colpo di stato dei Giovani Turchi – per ricostruire avvenimenti e scelte politiche che nell’ultimo secolo di storia hanno plasmato i rapporti tra Europa e Impero ottomano prima, Turchia poi. Rapporti ad oggi sempre più caratterizzati, sul piano della narrazione di massa occidentale (che poco corrisponde all’utilitarismo dei rapporti economici, come dimostra il milionario accordo sui migranti firmato tra UE e Ankara nel 2016) dalla contrapposizione tra democrazia laica e autoritarismo teocratico, che fa leva sul clima di insicurezza diffuso dal rinverdirsi del terrorismo fondamentalista di matrice islamica.

In una recente intervista a Radio Radicale, La Valle ribadisce che «questa contrapposizione tra Islam e occidente cristiano, tra civiltà araba ed europea, in realtà non esiste: si tratta di due mondi che originano dalla medesima radice, quella della cultura classica e mediterranea. Sappiamo che le due religioni vengono da un unico ceppo e per secoli hanno convissuto pacificamente». Non si tratterebbe allora di «una guerra di religioni o di civiltà, ma di dominio politico e controllo delle risorse – a cominciare, naturalmente, dal petrolio». Un conflitto esisterebbe, semmai, tra le «degenerazioni ideologiche delle tre religioni abramitiche, in particolare l’estremismo islamista, il sionismo e la cristianità intesa come valore politico e identitario, che papa Francesco sembra iniziare a fare oggetto di una nuova riflessione “secolare”».
Secondo La Valle – che oltre all’attività di giornalista e scrittore è stato deputato della Sinistra indipendente – è doveroso investigare origini e ricadute concrete di questa guerra immaginaria, a partire dalle scelte di politica estera che oggi cavalcano la paura dei “barbari alle porte”: «la negazione dei diritti in base al criterio della cittadinanza – in tutto il mondo, da Erdogan a Trump al continente europeo – è una battuta d’arresto dello sviluppo civile. Cie, respingimenti in mare e rimpatri forzati riportano indietro un’Europa che deve smettere di concepire se stessa come una fortezza e di costruire nemici da tenere al di fuori. Una vera politica estera comunitaria, oggi, dovrebbe ripartire dalla rinegoziazione dei Trattati europei che ristabilisca anzitutto la parità dei diritti tra chi è dentro e chi è fuori dai suoi confini».

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