Dispacci diritti

Pubblicato il 23 Mag 2017 | da Irene Salvi

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“Know Your Rights”, il vademecum di Antigone per conoscere i propri diritti

L'associazione diffonde una guida ai diritti di cui si è titolari davanti alle forze di polizia, per prevenire con la consapevolezza il verificarsi di violenze e abusi

“Nel 2015 in Italia quasi 1 milione di persone sono state arrestate o fermate dalle forze di polizia. Un numero piuttosto impressionante di individui è stato insomma oggetto di provvedimenti temporanei restrittivi della libertà personale ad opera delle forze dell’ordine e si è quindi trovata a transitare in caserme e stazioni di polizia”.

A fronte di questo dato (basato sulle statistiche ISTATl’Associazione Antigone, attiva da un trentennio per la salvaguardia dei diritti in carcere e nell’ambito dell’esecuzione penale, diffonde – in collaborazione con la CILD – Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili – una “guida essenziale che illustri in maniera accessibile a tutti i diritti di cui si è titolari davanti alle forze di polizia e durante l’intera durata dello stato di arresto o fermo”.

Si tratta di un manuale di facile comprensione, disponibile in tre lingue, per tutelare le persone nella fase critica della privazione della libertà. L’attenzione è concentrata sulle prime 96 ore dall’arresto o fermo: “in questa fase – e soprattutto nelle prime 24 ore, in attesa di essere messo a disposizione del PM e della successiva udienza di convalida con il giudice – il soggetto si trova infatti in uno stato di profonda incertezza per quello che concerne la propria situazione giuridica, gli elementi e le accuse a proprio carico, e soprattutto i propri diritti”. Dal momento del controllo documenti, identificazione o fermo di accompagnamento all’ingresso in carcere (o altra struttura di custodia) fino all’eventuale udienza di convalida della misura, il vademecum fornisce definizioni chiare e strumenti pratici per mettere tutti nelle condizioni di reclamare il rispetto dei propri diritti. La sezione FAQ risponde alle domande più comuni, che spaziano dal diritto di comunicare con i familiari e nominare un legale di fiducia alla necessità didisporre prontamente di un interprete per chi non parli la lingua italiana.

Soltanto pochi giorni fa il Senato italiano, dopo decenni di ritardi, condanne degli organi internazionali e impunità dei responsabili in numerosi episodi di abusi, ha approvato una legge introduttiva del reato di tortura che il suo stesso proponente, il Sen. Manconi, ha rifiutato di votare in seguito allo stravolgimento del testo originario e che le associazioni di settore (tra cui Amnesty International e la stessa Antigone) definiscono pessima per formulazione e contenuti. Il provvedimento – votato con alcune astensioni da Pd, M5S e forze di centro – è riuscito a scontentare tutte le parti in causa, con l’Associazione Nazionale dei Funzionari di polizia che lo reputa “un manifesto ideologico contro le forze di polizia”. Come spesso accade, l’associazionismo interviene con i propri mezzi a fronte dell’incapacità del legislatore di adottare strumenti idonei a prevenire abusi e violazioni dei diritti fondamentali; che comunque, va detto, difficilmente potrebbero svanire anche in forza di una legge migliore se a essa non si affiancassero il superamento dell’impunità e un profondo cambiamento (formativo, organizzativo, culturale) a tutti i livelli degli apparati di polizia.

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