Resistenze

Pubblicato il 21 febbraio 2014 | da Irene Salvi

7

Femminismo e pole dance

Nello spazio dell’ex night club Number One sulla via Ostiense una nuova occupazione di donne e per le donne, ma non solo

Sono arrivate da più di due mesi, e non hanno nessuna intenzione di andarsene. Loro sono le Cagne Sciolte, collettività femminista autorganizzata che a inizio dicembre 2013 ha occupato i locali dell’ex Number One, in via Ostiense 137: già strip club di proprietà dell’imprenditore del porno Riccardo Schicchi, posto sotto sequestro nel 2008 nell’ambito di un’inchiesta per sfruttamento della prostituzione e da allora chiuso, oggi lo spazio è tornato a vivere nella programmazione delle Cagne.

Le occupanti specificano di non essere qui per riscattare questi luoghi dal loro passato e di non riconoscersi nella distinzione stantia tra donne perbene e donne “permale”: «le nostre battaglie non possono prescindere dalla solidarietà alle sex workers e dal diritto di tutte e tutti all’autodeterminazione nell’uso del proprio corpo».

Le Cagne hanno fatto parlare di sé a fine novembre, quando hanno contestato pubblicamente l’incontro tra Napolitano e Putin per chiedere la liberazione delle attiviste Pussy Riot, all’epoca ancora in carcere. Il nome del gruppo – e molto altro – vengono da “The Bitch Manifesto” (Manifesto della Cagna), scritto dalla femminista statunitense Joreen Freeman nell’autunno del 1968. Fra le prime iniziative ospitate nel nuovo spazio c’è uno sportello antiviolenza, che vuole affrontare la violenza di genere supportando chi la subisce ma – soprattutto – ripensando le dinamiche che la scatenano, nel rifiuto delle risposte autoritarie e vittimizzanti di cui, ricordano, il cosiddetto Decreto Femminicidio dell’ex governo Letta, ormai legge, è un esempio da manuale. Sono nati anche una sala studio ricavata negli ex camerini del locale, corsi di pole dance, eventi di teatro e cabaret: a fine dicembre “Devenir Perra – se donne non si nasce, Cagne si diventa”, la scorsa settimana il TransValentino Queer, serata i cui proventi sono stati destinati a due casse di solidarietà – una in supporto ai/alle prigioniere No Tav accusate di terrorismo, l’altra per le spese processuali degli arrestati per i fatti del 15 ottobre 2011 – entrambi a cura della performer e regista Slavina. Il gruppo promuove anche passeggiate collettive nel quartiere con lo scopo di coinvolgere donne e ragazze che non si sentono sicure a camminare per la propria città, partendo dall’idea che «le strade sicure non le fanno i militari, ma le donne che le attraversano».

Se i muri coperti di specchi del Number One potessero parlare, ne avrebbero di storie di raccontare. Ma negli ultimi tempi, all’interno di quei muri, un gruppo di donne ha iniziato a scrivere una storia completamente diversa.

@ireEsse

Tags: , ,


Autore



Back to Top ↑