Resistenze

Pubblicato il 13 giugno 2014 | da Irene Salvi

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Ripartire dalla cultura

Domani per le strade della Garbatella si snoderà il Culture Pride, un corteo che prende il posto della storica kermesse di quartiere che tutti conoscevano come Festa della cultura. Dopo l’intervista agli esponenti dell’associazione Controchiave, da sempre organizzatrice dell’evento, ne parliamo con Claudio Marotta, assessore alle politiche culturali del Municipio VIII

Cosa è successo alla Festa della Cultura?

«La festa della Cultura è in trasformazione: dopo tanti anni le realtà territoriali hanno deciso, per diversi motivi, di ripensare questo storico appuntamento del quartiere. È stata una decisione sofferta, ma che prende atto di una situazione complicata e sceglie di farne un’occasione di rilancio del dialogo sul diritto alla cultura. In questo territorio abbiamo già avviato operazioni importanti in questo senso, a partire dalla liberazione degli spazi e dalle spinte per la rigenerazione urbana. E’ chiaro però che a Roma si registrano altri tipi di difficoltà; oggi in particolare pesano l’assenza di un assessore centrale (dalle dimissioni di Flavia Barca l’assessorato alla cultura è ancora vacante, ndr), le difficoltà sui fondi comunali… per questo abbiamo immaginato il Culture Pride: vogliamo riattivarci per creare un’alternativa alle politiche culturali esistenti – inesistenti, si dovrebbe dire. Sarà una giornata di festa ma anche di rivendicazione politica, che esprime la volontà non di coltivare il proprio orticello, ma di rilanciare a livello cittadino una campagna per politiche culturali diffuse, gratuite e accessibili a tutti».

A quanto ammonta attualmente la voce di bilancio municipale relativa alla cultura?

«Zero. Durante i cinque anni della gestione Alemanno i fondi sono andati assottigliandosi fino allo scorso anno, in cui sono del tutto scomparsi; da quando si è insidiata la nuova giunta Marino non abbiamo avuto nessun margine di manovra finanziaria sulle attività culturali. Lo scorso lunedì il nostro consiglio municipale ha approvato un bilancio duro, difficile ma premettendo un ordine del giorno – quindi inviando un’indicazione al consiglio comunale – per chiarire che siamo disposti anche a ripensare l’amministrazione degli enti locali, laddove però la cultura e il sociale non vengano abbandonati. Per questo la nostra maggioranza ha dato un parere favorevole al bilancio comunale, proponendo però con un emendamento che 50mila euro siano destinati ad attività culturali. È una battaglia che dobbiamo assumere come municipi, ma di cui devono occuparsi anche le istituzioni capitoline. C’è bisogno che ci facciamo tutti carico di questo problema».

Cosa chiedete al prossimo assessore comunale alle politiche culturali?

«Penso che il prossimo assessore alla cultura di Roma avrà molte sfide da affrontare. Roma è sinonimo di cultura e di storia, solo su questo campo potrebbe giocarsi un vero rilancio della città. Di richieste ce ne sono tante: noi abbiamo un enorme patrimonio pubblico e privato abbandonato, che può essere messo a valore per la cittadinanza; abbiamo manifestazioni diffuse ormai storiche per il tessuto cittadino ma spesso lasciate all’autorganizzazione; c’è bisogno di rivitalizzare la rete dei cinema, dei teatri… c’è tantissimo da fare sulla memoria, sull’identità della nostra città. Oggi letteralmente non c’è un interlocutore per queste richieste, ed è una mancanza che Roma non può permettersi».

Quindi cosa ci si augura venga fuori dalla giornata di sabato?

«La giornata di sabato è un passaggio, un momento che abbiamo deciso di accompagnare come Municipio perchè – a partire dall’associazione Controchiave, che prima fra tutte è stata promotrice della festa della cultura, ma anche con la rete associativa del territorio e con le forze politiche e sociali della città – vogliamo iniziare un percorso nuovo. Purtroppo la politica ha assimilato l’idea che la cultura sia un vezzo, un lusso che in tempi di crisi si può tranquillamente stralciare dalle voci del bilancio comunale: mentre è compito di tutti – della politica, della società civile, dell’associazionismo – ridare cittadinanza a un settore, quello della cultura, che è veramente il primo terreno da cui partire per immaginare qualsiasi prospettiva di futuro».

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