Spazi Urbani

Pubblicato il 30 novembre 2016 | da F.F.

0

Parte da Moby Dick la maratona mondiale dei diritti umani di Amnesty International

Giovedì 1° dicembre (h 18.30) Moby Dick ospiterà la presentazione italiana della maratona globale di raccolta firme. Presenzieranno Chef Rubio e Piotta

La maratona mondiale per i diritti umani inizia la sua corsa dalla Garbatella.

w4r_rgb_600bis_

Amnesty International

Giovedì 1° dicembre, alle 18.30, il centro culturale Moby Dick (Via Edgardo Ferrati, 3) ospiterà la presentazione della maratona globale di raccolta firme organizzata da Amnesty International Italia. Presenzieranno Chef Rubio, ‘ambassador’ ufficiale dell’intera campagna Write for Rights 2016 e il rapper italiano Tommaso Zanello, meglio conosciuto come Piotta.

Write for Rights è la maratona globale di raccolta firme di Amnesty International in favore di persone che, in diverse parti del mondo, subiscono violazioni dei diritti umani. Si svolge ogni anno in occasione del 10 dicembre, anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, ed è uno dei più grandi eventi globali per i diritti umani. Nel 2015 sono stati raccolti quasi 4 milioni di firme, lettere, email, fax, tweet per la più grande campagna per i diritti umani del mondo.

Per l’edizione 2016 Chef Rubio, Valerio Mastandrea, Piero Pelù, Piotta, Tosca e Gabriele e Giorgio del Trio Medusa invitano a firmare gli appelli di Amnesty International Italia in favore di persone che subiscono violazioni dei diritti umani in Egitto, Usa, Cina, Perù e Azerbaigian.

I sei artisti italiani inviteranno a firmare per uno dei casi della maratona Write for Rights 2016: Valerio Mastandrea per Giulio Regeni (Egitto/Italia), Piero Pelù per Edward Snowden (Usa), Piotta per Bayram Mammadov e Giyas Ibrahimov (Azerbaigian), Tosca per Máxima Acuña (Perù), Gabriele e Giorgio del Trio Medusa per Ilham Tohti (Cina).

Saranno presenti con Riccardo Noury e Tina Marinari, rispettivamente portavoce e responsabile della maratona Write for Rights di Amnesty International Italia. Dal 1° al 22 dicembre la campagna Write for Rights 2016 sarà online su amnesty.it

Oltre i casi più conosciuti, riguardanti l’assassinio di Giulio Regeni in Egitto e la persecuzione degli Stati Uniti contro Edward Snowden, quest’anno la maratona volge la sua attenzione ad altri gravi casi di violazione dei diritti umani.

Bayram Mammadov e Giyas Ibrahimov, attivisti dell’opposizione al regime della famiglia Aliyev, sono stati arrestati il 9 maggio 2016 con l’accusa di detenzione di eroina. Secondo Amnesty il vero motivo risale invece all’aver fatto una scritta con lo spray su una statua del defunto ex presidente Heydar Aliyev, padre dell’attuale presidente Ilham Aliyev.

Nonostante le formali accuse sul possesso di stupefacenti, nel corso degli interrogatori si è parlato solo della scritta sulla statua ed è stato ripetutamente chiesto loro di scusarsi pubblicamente per aver offeso l’ex presidente.

A seguito del rifiuto, per punizione sono stati picchiati e costretti a pulire i gabinetti della stazione di polizia mentre venivano filmati e minacciati di stupro. Il 25 ottobre Ibrahimov è stato condannato a 10 anni di carcere, mentre il processo contro Mammadov è ancora in corso.

Máxima Acuña de Chaupe vive a oltre 4.000 metri sulle Ande peruviane, nella regione di Cajamarca, dove sta conducendo una battaglia durissima.

Da tempo, con il marito e i due figli, si oppone alla cessione dei 25 ettari di terreno di sua proprietà dal 1994, che la Minera Yanacocha (della Newmont Mining Corporation per il 51,35 per cento, della Compañia de Minas Buenaventura per il 43,63 per cento e dall’Ifc del Gruppo Banca Mondiale per il 5 per cento) rivendica invece come suoi. Ma i ricorsi legali, durati quattro anni, hanno dato ragione a Máxima. È stata assolta dall’accusa di aver usurpato i terreni.

E la lotta di Máxima contro la multinazionale e il progetto estrattivo Conga continua, nonostante le minacce, le violente pressioni fisiche e psicologiche, nonostante le abbiamo distrutto i raccolti, ucciso gli animali e reclusa la proprietà con una serie di recinzioni che obbligano chiunque voglia farle visita ad attendere un lasciapassare della vigilanza.

Ilham Tohti, impegnato per decenni a favorire il dialogo tra la comunità uigura e quella cinese della Repubblica autonoma uigura dello Xinjang, sta scontando una condanna all’ergastolo per “separatismo” inflittagli all’inizio del 2014, al termine di un processo-lampo durato due giorni.

La persecuzione nei suoi confronti risale al 1994. Quell’anno venne posto sotto sorveglianza per aver denunciato nei suoi scritti la persecuzione culturale, religiosa e politica ai danni degli uiguri. Dal 1999 al 2003 venne escluso dall’insegnamento e anche in seguito trovò poco spazio per l’insegnamento e le pubblicazioni.

Decise così di usare Internet. Nel 2006 fondò il sito in lingua cinese uyghurbiz.net e avviò la pubblicazione di testi sulla necessità del dialogo e della comprensione tra le due comunità. Il sito è stato chiuso svariate volte e i collaboratori sono stati perseguitati.

Nel 2009, per aver denunciato gli arresti, le uccisioni e le sparizioni di manifestanti uiguri, Ilham Tohti fu posto in stato d’arresto per alcune settimane. Negli anni successivi, subì periodiche condanne agli arresti domiciliari e nel 2013 venne fermato all’aeroporto di Pechino mentre si stava imbarcando per gli Usa, dove l’Università dell’Indiana lo aveva chiamato per proporgli alcune attività di ricerca.


Autore



Back to Top ↑