Spazi Urbani

Pubblicato il 13 Giu 2016 | da Saba Camilletti

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Piazza dei navigatori: icona di illegalità del mattone capitale

Le opere pubbliche dovute e mai realizzate, anziché motivo di sanzione, continuano ad essere contrattate

La vicenda di Piazza dei Navigatori rappresenta vent’anni di storia dell’urbanistica romana, denunciando tutta la sua incapacità di prodursi secondo un disegno di pubblico interesse e, soprattutto, secondo un principio di legalità. È infatti un manifesto dell’illegalità urbana. Non si tratta di un’occupazione abusiva di famiglie senza casa. Non si tratta di un illecito bivacco di poveri senza tetto. Non si tratta neppure di un indecente graffito murale non autorizzato. L’illegalità ha invece la forma di due edifici moderni di ricchi proprietari quali Caltagirone -Acqua Marcia-, Immobiliare Confcommercio s.r.l. e Federici e Igliori S.p.A.
Nel 2002 era stato concesso a queste Società di costruire “a condizione che fosse perfezionato un Accordo di Programma per la sistemazione complessiva dell’intera zona e la riqualificazione urbana delle aree di Piazza dei Navigatori e Viale Giustiniano Imperatore”. La Convenzione Urbanistica che ne disciplinava l’attuazione fu firmata nel 2004. Nuove edificazioni ad uso privato: tre edifici a Piazza dei Navigatori, 150.000 mc, ed uno a via Giustiano Imperatore, 34.000 mc, in cambio della realizzazione di 16 importanti opere pubbliche. Tra queste un asilo nido, aree verdi, parcheggi e l’interramento dei due tratti di Colombo con relativa pedonalizzazione e riqualificazione.
Dodici anni dopo sono stati realizzati tre di quattro edifici privati e nessuna opera pubblica, tranne un parcheggio interrato. Il palazzo a vetri, sebbene privo di abitabilità, ospita perfino alcuni uffici dalla Confcommercio. Ma per ora nessuno sgombero è stato ordinato dal Commissario Tronca nei confronti dei costruttori abusivi.
Il 18 novembre il Comune ha finalmente avviato, dopo anni di pressione di comitati cittadini e del Municipio VIII, una procedura per decadenza per inadempimento della convenzione. In teoria se portata a termine, tutti gli immobili costruiti dovrebbero diventare di proprietà pubblica. Di fronte a questo scenario Confcommercio Immobiliare avrebbe finalmente trovato i soldi per acquistare tutta la proprietà dell’edificio a vetri, portando così liquidità alle altre società che riuscirebbero a realizzare almeno una parte delle opere dovute. Se il Municipio predilige avviare le opere meno gravose -parchi, asilo, mercato e l’ultimazione dell’albergo di via Costantino per convertirlo parzialmente in ostello della gioventù –Tronca sembrerebbe puntare al sottopasso della Colombo ed in cambio starebbe trattando con la cordata immobiliare il permesso ad attuare anche il quarto edificio.
L’ex Assessore all’Urbanistica Giovanni Caudo denunciava un vizio di forma della Convenzione: nella sezione ‘Inadempienze e sanzioni’ si legge che “la dichiarazione di decadenza, totale o parziale, mentre comporterà la perdita di tutti i diritti ai proprietari contraenti, determinerà altresì l’acquisizione di diritto da parte del Comune della piena proprietà e disponibilità delle opere di cui all’articolo 3”. Le opere di cui all’articolo 3 non sono, come ci si aspetterebbe, i palazzi costruiti, bensì proprio le opere pubbliche, che però non sono state mai realizzate. Secondo Caudo non rimaneva che procedere costringendo le società inadempienti a versare i 21 milioni di euro dovuti per le opere pubbliche incompiute.
Il Presidente del Municipio VIII Andrea Catarci e l’assessore all’Urbanistica Massimo Miglio sono stati fortemente contrari a questa linea: «Una volta entrati nelle casse del Comune i soldi si perdono come una goccia d’acqua nel mare. Noi vogliamo le opere». In questi anni hanno condotto una battaglia anche per denunciare la totale assenza di controllo da parte della Commissione di Vigilanza del Dipartimento di Urbanistica che ha permesso la costruzione dei palazzi in assenza delle opere. Ad oggi chiedono a Tronca l’apertura di un tavolo con i costruttori perché sia il Municipio a vigilare sulle nuove trattative in corso.

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Autore

Scrivo su Core dal primo numero, febbraio 2009, seguendo i temi a me più cari: ambiente, sostenibilità, percorsi dal basso. Sono laureata in Architettura con una tesi in politiche urbane sulla co-gestione degli spazi pubblici ed ho un master in 'Design della Smart Cities'. Mi occupo di design di arredi con materiali naturali, co-design e design di servizi sostenibili. Alla ricerca di uno stile di vita più sano, insieme con la mia famiglia abbiamo avviato Biozen, un'azienda biologica dove, oltre a coltivare, si sperimentano attività e pratiche di architettura naturale. Da grande, tra le altre cose, vorrei fare l'architetto per bambini. Sono convinta che aiutarli ad organizzare con rispetto ed attenzione il proprio mondo fin da piccoli sia un ottimo modo per renderli adulti felici. E ne abbiamo bisogno.



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