Appello Urgente Per Afrin – È il momento di Agire

Appello Urgente Per Afrin – È il momento di Agire

Nelle ultime ore la situazione ad Afrin si è fatta più critica: l’esercito turco invasore e le bande jihadiste sue alleate si sono avvicinate alla città da diversi lati, in particolare dalla direzione di Shera. Sono a 2,5 km di distanza e minacciano direttamente la città. La situazione dentro Afrin è quella che c’era già in questi giorni, quindi alta densità di popolazione, tanti rifugiati dai villaggi che qui hanno trovato rifugio dalla guerra e dai bombardamenti, mancanza di acqua perché quando i jihadisti e l’esercito turco hanno preso la diga di Meidanki hanno tagliato la fornitura e bombardato le stazioni di pompaggio in altri villaggi. Mancano anche alcuni generi di prima necessità. Adesso il rischio concreto è che nelle prossime ore ci sia una situazione sempre più critica e che attacchino la città; già in questo momento ci sono bombardamenti di artiglieria e di aerei nelle zone periferiche della città.

Il Tev Dem ha chiamato a una mobilitazione generale, a una sollevazione in tutti i posti e le piazze del mondo per difendere Afrin, per fermare il progetto di pulizia etnica che Erdogan e i jihadisti vogliono attuare sulla popolazione di Afrin, per chiedere una no fly zone che fermi i bombardamenti aerei, che sono anche quelli che causano un numero elevatissimo di vittime civili e che se in questa città dovessero aumentare ancora e arrivare fino in centro produrrebbero sicuramente un massacro. Queste azioni sono già in essere in molte città europee, anche in Bashur.

Adesso quello che bisogna fare è rompere il silenzio della comunità internazionale che di fatto è complice con questo piano; questo è quello che a tutti i popoli del mondo viene chiesto di fare per sostenere Afrin e la sua popolazione, per supportare la rivoluzione della Siria del nord e quindi la speranza e l’esempio della rivoluzione del nostro secolo per una società libera e democratica in cui tanti popoli diversi possono vivere assieme e che sia anche una proposta di pace per la Siria. Una sollevazione per difendere Afrin ma anche per difendere una speranza per tutta l’umanità.

Lunedì 12 Marzo, Piazza Madonna di Loreto h 17 Presidio

Adesso è il momento di agire e far sentire la nostra voce al’Onu.
Aerei da guerra sono usati contro i civili 24 ore al giorno. Come possiamo chiamare questo se non terrorismo?

•Chiediamo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di lottare con forza in difesa della Risoluzione 2401, per non lasciare che il regime turco evada la responsabilità per le sue azioni nella regione di Afrin, Siria

•Enfatizziamo il bisogno di una comunità internazionale per mettere in atto il cessare il fuoco e per garantire la consegna di aiuti umanitari e sanitari per coloro che ne hanno disperato bisogno, ad Afrin e Ghouta

•Sottolineiamo il bisogno dell’implementazione di una zona di non sorvolo sulla regione di Afrin per preservare vite e abitazioni civili, infrastrutture civili, monumenti significativi e siti di rilevanza culturale. Invitiamo la comunità internazionale a aiutare la messa in atto della no-fly zone con truppe di pace e delegazioni di osservatori

•Affermiamo il nostro impegno per sostenere i valori di libertà, democrazia, uguaglianza, e giustizia per tutti, oltre al nostro lavoro per lo sradicamento dell’estremismo insieme alla Coalizione Globale contro Daesh

#StopAfrinGenocide

#DefendAfrin

Per la liberazione di Ocalan e la giustizia in Kurdistan – Defend Afrin

Per la liberazione di Ocalan e la giustizia in Kurdistan – Defend Afrin

17 FEBBRAIO h 14 p.za dell’Esquilino
MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

  • FERMIAMO I BOMBARDAMENTI TURCHI SU AFRIN – ROJAVA
    DA KOBANE AD AFRIN LA RESISTENZA CURDA COMBATTE PER L’UMANITA’
  • LIBERTA’ PER OCALAN E LE/I PRIGIONERE/I POLITICA
  • PACE E GIUSTIZIA PER IL KURDISTAN

Il popolo curdo sta attraversando una situazione drammatica, perseguitato in#Turchia dal regime di #Erdogan, che distrugge i villaggi nel kurdistan iracheno, che muove la guerra e bombarda il Cantone di Afrin complici Russia, Usa e UE.

Dopo il presunto golpe, Erdogan ha riempito le galere di oppositori tra cui migliaia di curdi, compresi sindaci e deputati HDP anche i due co-presidentiSelahattin Demirtaş e Figen Yüksekdağ, mentre tutto il mondo trepida per la sorte del leader Ocalan.
Ora l’escalation turca con l’aggressione militare al Cantone di Afrin per annettersi quel territorio, nell’intenzione esplicita di distruggere l’esperienza della rivoluzione in #Rojava.

La criminale guerra dichiarata dal regime turco contro il popolo curdo portatore di istanze di pace e giustizia, pone oltremodo la preoccupazione sulle sorti del leader Ocalan di cui non si hanno più notizie da due anni.

Per perorare la sua vicenda, a Strarburgo davanti la sede del Consiglio di Europa, è in corso da mesi un presidio del movimento curdo, a cui si aggiungerà dall’8 febbraio “la marcia internazionale per la liberazione di Ocalan, delle/dei prigioniere/i politici, per la pace e giustizia in Kurdistan”, che si concluderà con una grande manifestazione a Strarburgo il 17 febbraio, nel 19° anniversario dell’intrigo internazionale che consegnò il leader Ocalan nelle mani della Turchia.

In contemporanea della Marcia a Strasburgo intendiamo manifestiamo insieme alla comunità curda a #Roma. Sarà l’occasione per mostrare ancora una volta al mondo quanto l’Italia sia vicina al popolo curdo e non dimentichi le responsabilità del governo italiano quando Ocalan giunse in Italia per chiedere asilo politico, soprattutto per rinnovare l’attenzione e l’impegno nella ricerca di una soluzione pacifica per quel popolo perseguitato.

Temiamo per la vita del leader Ocalan, vista la situazione di assoluto isolamento divenuta ormai pratica costante per tutte/i le/i detenute/i politici. La sua presenza è fortemente necessaria , rappresenta la speranza di un cambiamento radicale rispetto alle logiche degli Stati, che impediscono ai popoli di viveri liberi, in armonia e cooperazione sociale.

Il leader Ocalan deve vivere e tornare libero, per contribuire a riaprire il dialogo di pace e realizzare una condizione giusta e duratura per il popolo curdo e per tutti i popoli della regione
mediorientale.

PACE E LIBERTA’ PER IL POPOLO CURDO E I POPOLI DEL MEDIO ORIENTE
A FIANCO DI AFRIN CHE COMBATTE E RESISTE PER L’UMANITA’

UIKI Onlus
Comunità Curda in Italia
Rete Kurdistan Italia

PRIME ADESIONI
(per aderire info@uikionlus.com o info@retekurdistan.it)

ARCI
Cobas-Confederazione dei Comitati di Base
Movimento per il Diritto ad Abitare
Movimento NO TAV
Movimento NO TAP
Forum dei Movimenti per l/Acqua
Giuristi Democratici
Attac
Nodo Solidale
Senza confine
Prc
Palermo solidale con il popolo curdo
verso il Kurdistan-Alessandria
Coordinamento Toscano per il Kurdistan
Rete Kurdistan Puglia
Rete Kurdistan Abruzzo
Newroz- Pisa
Laboratorio SKA – Insurgencia / Napoli
Laboratorio Sociale-largo Tappia/Lanciano
Tpo – Labas – Vag 61 – Ass. Ya Basta / Bologna
Gabrio- Torino
Askatasuna / Torino
Ya basta Edi Bese/ Padova
Ya Basta- Marche
Cpa – EX Emerson / Firenze
Sparrow– Azadi / Cosenza
Zona 22 / S. Vito Chietino(CH)
Comunità Nuovi Orizzonti / Messina
Comitato di base NoMuos/NoSigonella di Catania
GUS- Gruppo Umana Solidarieta’/ Macerata
Forte Prenestino-Roma
EX Snia- Roma
La Strada- Roma
Casale Falchetti- Roma
LOA Acrobax- Roma
Hierba mala – Roma
Degage -Roma
Un Ponte Per
Bene Comune- Mensile culturale
Movimento per il Diritto all’Abitare- Roma
Csoa Angelina Cartella- Reggio Calabria
Ass. Primo Marzo Molise Onlus
Associazione Culturale La Lotta Continua
Collettivo Autogestito CASAROSSA40 (Lamezia Terme)
Servizio Civile Internazionale
Cooperazione Rebelde Napoli
Simone Oggionni (coordinamento nazionale Articolo Uno – Mdp)
Associazione Progetto Diritti onlus
Associazione Primo Marzo Onlus- Molise
Associazione Senza Paura Genova
WILPF
Collettivo EXIT – Barletta
Mesagne Bene Comune
Casa Rossa 40-Lamezia Terme
Progetto Diritti-Roma
Csoa Corto Circuito
LA LOTTA CONTINUA
Csoa Spartaco Roma
PALESTRA POPOLARE BACCELLI DI ROMA
Cooperazione Rebelde Napoli– YA BASTA NAPOLI
Associazione Senza Confine di Aprilia
Spin Time Labs – Roma
Action – diritti in movimento

Stop Attacking Afrin

Stop Attacking Afrin

★ SABATO 27 GENNAIO PRESIDIO h 16.30 A Piazza del Popolo Da Roma a Tutta Europa al fianco delle sorelle e dei fratelli curd in lotta #DefendAfrin #NoFlyZone4Afrin
La Turchia sta attaccando Afrin e il Rojava perché è una regione curda che sta portando avanti la propria condizione di entità stabile e democratica.
La Turchia non è riuscita ad accettare la sconfitta dell’ISIS, e dal 20 gennaio sta aggredendo Afrin con tutta la propria forza. I suoi aerei da caccia e i suoi carri armati stanno deliberatamente bombardando le aree abitate da civili. Decine di civili sono stati uccisi, di cui la maggior parte donne e bambini, centinaia sono i feriti: le forze armate turche stanno commettendo crimini di guerra e delitti umanitari.
Il nord della Siria è stato ampiamente ripulito dall’ISIS e da altri gruppi salafiti. La minaccia salafita, tuttavia, esiste ancora. Gli attacchi della Turchia stanno destabilizzando la regione e compromettendo la lotta contro l’ISIS.
Sebbene questi sviluppi siano davanti agli occhi di tutti, le reazioni della Russia, degli Usa, della UE e dell’ONU contro gli attacchi della Turchia sono deludenti. La Russia, che controlla lo spazio aereo nella regione, ha prima ritirato i propri soldati dall’area e dopo ha aperto lo spazio aereo ai caccia turchi. Usa, UE e ONU hanno rilasciato dichiarazioni inconsistenti di fronte alla gravità della situazione,di conseguenza stanno incoraggiando l’aggressione turca “riconoscendo prima di tutto il diritto della Turchia di proteggere i confini, preoccupati per la propria sicurezza”. Quali preoccupazioni? Gli unici ad essere attaccati, ad essere vulnerabili, sono il Rojava e i popoli della Siria del nord. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU riunito il 22 gennaio 2018, non è neanche riuscito a condannare l’offensiva turca. Quest’atteggiamento conferma che l’ONU è un semplice spettatore di fronte a questa aggressione immotivata. Non è che così che si deve trattare un popolo che ha combattuto strenuamente contro l’ISIS in difesa dell’umanità !
In questo contesto:
  • Facciamo appello a tutte/i nel sostegno solidale ad Afrin .
  • Facciamo appello a Russia, Usa, UE, affinché si rendano conto della realtà sul campo e assumano una posizione chiara contro gli attacchi della Turchia.
  • il Rojava e la Siria del Nord, compresa Afrin, devono essere dichiarate no-fly zone.
  • Nell’occasione del 4° anniversario del Cantone di Afrin, il 29 gennaio chiamiamo la Comunità Internazionale a riconoscere l’Autogoverno Democratico dei Popoli del Nord della Siria.
  • La minaccia dell’ISIS non è terminata nella regione. Tutte le forze devono volgere la propria attenzione all’ISIS e gruppi similari.
UFFICIO DI INFORMAZIONE DEL KURDISTAN (UIKI)
Rete Kurdistan
Presentazione ‘Hevalen’ di Davide Grasso

Presentazione ‘Hevalen’ di Davide Grasso

Giovedì 25 gennaio ore 18.30

Presentazione del libro ‘Hevalen. Perché sono andato a combattere l’Isis in Siria’ di Davide Grasso (Edizioni Alegre)

Intervengono, insieme all’autore:
Christian Raimo, giornalista e scrittore
Amedeo Ciaccheri, Rete Kurdistan, csoa La Strada

Rojava. In curdo vuol dire “ovest”, ma per arrivarci dobbiamo andare verso est, giungere nelle terre che un tempo chiamavamo Asia minore.
“Rojava” è il Kurdistan siriano, dove dal 2011 è in corso una rivoluzione, il grande esperimento delle comuni e del “confederalismo democratico”. Un movimento di liberazione egualitario, libertario e femminista, ispirato al pensiero di Abdullah Öcalan e cresciuto come un bosco in pieno deserto, nel più devastato – e strategico – teatro di guerra del pianeta. Un processo sociale accerchiato da forze reazionarie e sanguinarie: l’Isis, il regime di Assad a Damasco e il regime del caudillo turco, Erdogan, appena oltre il confine.
Nel 2014 abbiamo trepidato per Kobane, città assediata dall’Isis e difesa da forze popolari chiamate Ypg e Ypj. Abbiamo visto le immagini di donne guerrigliere sorridenti scalzare dai media quelle dei tetri tagliagole di Daesh, e poi la riscossa: da Kobane, divenuta la “Stalingrado del Medio oriente”, è partita una controffensiva che ha meravigliato il mondo. Meno di tre anni dopo è stata liberata Raqqa, sedicente “capitale” dello Stato islamico.
Come non accadeva dai tempi della guerra civile spagnola, uomini e donne da tanti paesi hanno deciso di raggiungere la Siria e partecipare alla rivoluzione, armi alla mano. Uno di loro era Davide Grasso, militante del centro sociale torinese Askatasuna e del movimento No Tav. A fargli prendere la decisione è stata la strage al Bataclan di Parigi, il 13 novembre del 2015.
Hevalen, che in curdo significa “gli amici”, “i compagni”, è la storia – ibrida, ruvida, entusiasmante – del suo viaggio, della sua guerra, delle contraddizioni che ogni rivoluzione si porta dentro e deve affrontare.

Necirvan si avvicinò, sotto il sole.
«Heval Tirej, la guerra è dura…». Non capivo neanche quel che mi diceva: gran, “duro”, lo compresi come volesse dire “giusto”, per qualche oscuro motivo.
«Na», risposi, «sher ne gran e…», la guerra non è giusta, volevo dire, ma dissi non è dura. Restò sorpreso. Non capiva. Pensò che delirassi. Non aveva torto.
«Heval Tirej… è meglio se torni nelle retrovie. La guerra è dura…».
«Tamam», dissi, voltandomi a guardarlo negli occhi. «Possiamo parlare di quel che è successo?», chiesi.
«Tirej, ne parleremo in assemblea…».
«Tamam».

Autore:
Davide Grasso ha pubblicato reportage indipendenti dagli Stati Uniti e dal Medio oriente e diversi articoli di filosofia dell’arte e teoria della realtà sociale. Nel 2013 ha pubblicato New York Regina Underground. Racconti dalla Grande Mela per Stilo Editrice. Dal 2015 è attivo tra Europa e Siria in sostegno alla Federazione democratica della Siria del Nord. Nel 2016 si è unito alle Forze siriane democratiche per combattere l’Isis.

Verità e Giustizia per Sakine, Fidan e Leyla

Verità e Giustizia per Sakine, Fidan e Leyla

09/01/2013- 09/01/2018

A 5 anni dall’assassinio di Sakine Cansiz, co-fondatrice del Partito del Lavoratori del Kurdistan, di Fidan Doğan, rappresentante del KNK (Congresso Nazionale del Kurdistan) di Parigi e della componente del movimento giovanile, Leyla Şaylemez, torniamo in piazza con i fratelli e le sorelle curde, per denunciare la responsabilità dello Stato turco e la complicità dell’Europa di questa triste scomparsa prematura.

“…Negli ultimi cinque anni c’è stata una continua ricerca di giustizia. In questi cinque anni sono emerse moltissime informazioni sul massacro e tutti i segnali indicano Ankara.
Ogni pezzo di informazione che emerge conferma e completa il prossimo. Dopo cinque anni le nuove informazioni hanno sottolineato la responsabilità del MİT.

Il ruolo dell’intelligence turca era stato stabilito in precedenza e era chiaramente compreso nel rinvio a giudizio. Ma il processo non si è concluso. Il sospetto assassino Ömer Güney è improvvisamente morto poche settimane prima che il processo iniziasse. Il caso è stato di fatto abbandonato. Ma la ricerca di giustizia è andata avanti.

Successivamente è stato affermato che il massacro di Parigi è stato pianificato durante gli incontri di Oslo e Imrali, perfino che componenti della delegazione nei colloqui fossero tra i cospiratori.
Nel quinto anniversario del massacro, a pochi giorni dal quinto anniversario della visita del primo comitato a Imrali, il 3 gennaio 2018, la Co-Presidenza del Consiglio Esecutivo della KCK ha rilasciato una dichiarazione.

Le informazioni che la KCK ha condiviso, riguardo a due importanti funzionari del MİT catturati nell’agosto 2017, hanno rivelato il nome dell’uomo che ha progettato il massacro di Parigi: Sabahattin Asal. Secondo la dichiarazione della KCK, ha partecipato agli incontri di Imrali a nome dello Stato insieme a Muhammed Dervişoğlu. Asal è un funzionario del MİT, in particolare, una delle quattro firme sul documento riservato datato 18 novembre 2012 trapelato nel gennaio 2014.

Il fatto che questo nome annunciato dalla KCK coincida con il nome sul documento e con lo stesso uomo che ha partecipato agli incontri di Imrali mostra che il ruolo dello Stato turco nel massacro va anche più in profondità. Con queste nuove informazioni il caso del massacro di Parigi è entrato in una nuova era.” (dichiarazioni complete http://www.uikionlus.com/decifrati-gli-assassinii-di-parigi/)

Una fiaccolata seguita da un lancio di lanterne, per ricordare assieme con gli occhi al cielo, tre tra le compagne del movimento più attive nel processo di liberazione delle donne in Medio Oriente, senza le quali, le idee e i percorsi della rivoluzione del Confederalismo Democratico, probabilmente non starebbero dando i loro straordinari frutti.

Sakine è viva!
Fidan è viva!
Leyla è viva!

Chi ha compagne e compagni non muore mai