Uno di Noi, Una di Noi – Firma l’Appello!

Uno di Noi, Una di Noi – Firma l’Appello!

Conoscersi, Riconoscersi, Ribellarsi

Sei un fioraio egiziano che si spacca la schiena per portare a casa 600 euro al mese e, un giorno qualunque, vieni aggredito solo per il colore della tua pelle?

Sei uno di noi.

Sei una madre costretta a occupare un bene pubblico dismesso perché sei in attesa da anni di una casa popolare?

Sei una di noi.

Sei un giovane ragazzo obbligato a pedalare per tutta Roma, ricevendo una paga di 4 euro a consegna senza alcuna tutela?

Sei uno di noi.

Sei socia di cooperativa che, dopo lo scandalo di Mafia Capitale, si sente additata come criminale anche se si fa in quattro dalla mattina alla sera a fianco dei più deboli?

Sei una di noi.

Sei un laureato costretto al lavoro gratuito e la tua unica prospettiva è l’emigrazione?

Sei uno di noi

Sei una donna che non può permettersi un figlio e che rotola tra dieci lavoretti?

Sei una di noi

Sei un abitante di questa città costretto ad aspettare un anno per un’ecografia in un ospedale pubblico?

Sei uno di noi.

Sei una rifugiata che ha affrontato l’inferno libico e, dopo aver subito la mala-accoglienza, è stata sgomberata dall’ abitazione in cui aveva creato esperienze di autogestione e mutualismo con la propria comunità?

Sei una di noi.

Sei una persona che ne ama un’altra dello stesso sesso e hai sempre più paura a camminare per strada mano nella mano?

Sei una di noi.

Sei nato o cresciuto in Italia ma non hai la cittadinanza per la mancata riforma della legge?

Sei uno di noi.

Sei una maestra che prova a creare esperienze di convivenza e solidarietà in una delle tante scuole meticce della metropoli romana?

Sei una di noi.

Sei un commerciante romano che resiste alla violenza delle Mafie, che vorrebbero costringerti a pagare il pizzo?

Sei uno di noi.

Sei costretta alla falsa partita IVA, al lavoro a somministrazione, alla precarietà permanente?

Sei uno di noi

Sei la mamma di una bambina rom che, mentre passeggiava, ha visto la propria piccola colpita alla schiena da una pistola ad aria compressa?

Sei una di noi.

NOI SIAMO QUESTI

Quelli che tentano di sopravvivere in una città piena di disuguaglianze e miseria.

Quelli che resistono, facendo le capriole per far quadrare i conti.

Non cadiamo nella trappola di considerare causa dei nostri mali chi sta peggio di noi o chi è nato altrove, perché sappiamo di essere dalla stessa parte.

NOI NON SIAMO

Gli imprenditori dell’odio e del rancore che soffiano sul razzismo e rievocano il fascismo.

I grandi costruttori e le Mafie che saccheggiano le nostre città.

Le multinazionali e la finanza che sfruttano il nostro lavoro e speculano sui nostri soldi.

Quelli che, raggiunti i luoghi di governo, distruggono i servizi pubblici e dimenticano i beni comuni.

I grandi potentati economici che arricchiscono i ricchi e impoveriscono i poveri.

Chi usa il potere, l’odio e il rancore per nascondere e non risolvere i nostri problemi sociali ed economici, non ci inganna.

COSA VOGLIAMO? DIGNITÀ E GIUSTIZIA SOCIALE

Eguaglianza, solidarietà, pari opportunità, partecipazione e accoglienza sono i principi in cui crediamo e che rivendichiamo.

La sicurezza che cerchiamo è innanzitutto quella economica e sociale: lavoro, reddito e casa dignitosi. Una scuola e una sanità pubbliche, universali e efficienti. Verde e spazi sociali per i nostri bambini.

Una città libera dalle Mafie e dai grandi poteri finanziari ed economici.

Una società libera da ogni tipo di discriminazione e di razzismo, secondo i principi conquistati dalla Resistenza, sanciti dalla Costituzione e smarriti dalla Repubblica.

Per questo chiediamo a tutti/e di prendere parola, di uscire dalle case e dai luoghi di lavoro; di incontrarci per conoscerci e riconoscerci

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Lucha Libera Tutte

Lucha Libera Tutte

La casa delle donne Lucha y Siesta, attiva da quasi 10 anni nel contrasto alla violenza sulle donne, rischia di chiudere perché il proprietario ATAC Spa, in crisi finanziaria, vuole vendere lo stabile. Abbiamo ricevuto diversi segnali di accelerazione del procedimento di dismissione e non intendiamo essere le macerie di un’operazione che minaccia il valore sociale di una storia decennale per sanare anni di scandali e mala gestione economica.

 

Dal 2008 lo stabile abbandonato di via Lucio Sestio 10, che il quartiere ha conosciuto come la sottostazione Cecafumo, è diventato la casa delle donne Lucha y Siesta, luogo di incontro fra storie di vita, coraggio, sogno e desiderio e di relazioni per la costruzione di traiettorie di uscita dalla violenza.

 

Lucha è un centro antiviolenza laico e femminista, un luogo di ascolto, orientamento e accoglienza, uno spazio di autodeterminazione e di immaginazione personale per tutte coloro che, vivendola, la rendono viva e per tutte coloro che, lasciandola, ne escono più forti e determinate. Lucha è un laboratorio di progettazione sociale e di partecipazione a partire dai propri desideri e dalle proprie capacità. Lucha è una rete per l’orientamento al lavoro e alla formazione, per l’assistenza legale e il sostegno psicologico nei percorsi individuali e collettivi di autonomia delle donne. Lucha è un cuore pulsante di solidarietà e di condivisione. Lucha è una ricchezza riconosciuta da anni da soggetti associativi e istituzionali, del volontariato sociale e del terzo settore.

 

Lucha è lo spazio che abbiamo liberato e che ci meritiamo di vivere. Lucha è un laboratorio politico in continua evoluzione cui non siamo disposte a rinunciare.

 

Allo spreco e all’abbandono abbiamo sostituito un progetto sociale politico femminista e un percorso di recupero dello stabile che ne ha fermato il declino, per renderlo vivibile con la cura e la manutenzione quotidiana. Al sistema che privatizza gli utili e rende collettive le perdite abbiamo risposto con una reale valorizzazione, fatta di corpi in relazione, di sperimentazioni, di inclusione attiva e di cultura accessibile.

 

A forza di essere libere abbiamo creduto in un progetto politico con una visione ampia e trasversale che ha dato casa e riparo a decine di storie di violenza e di solitudine, che si sono trasformate qui in riscatto e autodeterminazione.

 

Lucha y Siesta ha fatto tesoro intangibile dei nessi fra le donne che generano un potere trasformativo capace di costruire una società migliore per tutt@, permettendo oggi a tante e a tanti di parlare di un nuovo paradigma femminista per il cambiamento.

 

Insieme a tutte quelle donne che nel mondo si stanno ribellando e che hanno dato vita al movimento internazionale Non Una di Meno, abbiamo deciso di contarci da vive e finché lo saremo, vive, non smetteremo mai di sognare, anzi continueremo a delineare prospettive comuni e sempre più visionarie.

 

 

Se il mondo ci vuole precarie, subalterne e disilluse noi saremo sicure protagoniste del futuro.

 

 

Da Lucha y Siesta non ce ne andiamo, non siamo disposte a fare un passo indietro ma anzi lanciamo con rinnovata forza un invito a tutte coloro a cui arriveranno queste parole: che nascano case delle donne in ogni quartiere, in ogni città, in tutto il mondo!

 

 

 

 

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Assemblea per la difesa dei Beni Comuni

Assemblea per la difesa dei Beni Comuni

Ai Comitati, alle Associazioni e a tutte le Realtà di Cittadinanza Attiva

Come molti di voi sapranno, alcuni comitati, che si occupano di mantenere fruibili aree verdi abbandonate o in situazioni di degrado, stanno manifestando un profondo dissenso nei confronti del Comune di Roma a causa della Determina Dirigenziale 624 del 3.8.2017. Questa, infatti, richiedendo premi assicurativi elevati e imponendo oneri burocratici che scaricano sui cittadini ogni responsabilità, mette a rischio lo svolgimento delle attività di volontariato nella nostra città.

Per questo motivo alcune realtà hanno notificato un ricorso al Tar del Lazio in cui si chiede l’annullamento della decisione del Comune che penalizza i volontari. Ed è inoltre stata lanciata la campagna #volontariaBUSYvi che prevede l’autodenuncia di tutte le azioni di manutenzione volontaria, con l’obiettivo di sottolineare al Comune il ruolo fondamentale dei cittadini.

Siamo però convinti che anche nel caso in cui la giustizia dia ragione ai Comitati, questo non sia sufficiente ad evitare che in futuro vengano imposte nuove assurde regole ed oneri burocratici per ostacolare l’azione di cittadini volontari che mettono a disposizione il proprio tempo e le proprie energie per curare spazi pubblici, aree verdi, beni culturali, scuole, ecc…. in una parola, i beni comuni urbani.
Quanti sono infatti i beni comuni già oggi curati e gestiti da comitati, associazioni, gruppi più o meno formali che non trovano collaborazione con il Comune di Roma? E quanti sono i cittadini che vorrebbero attivare percorsi condivisi basati sul principio di sussidiarietà, per diventare finalmente protagonisti nella soluzione di problemi che riguardano tutti, indipendentemente da come la si pensi politicamente? E quanti di noi vorrebbero partecipare ma desistono per mancanza di strumenti e di regole chiare e certe nel rapporto con il Comune?

Per risolvere una volta per tutte il problema del rapporto fra volontari e Comune, riconoscendo e legittimando definitivamente il ruolo che i cittadini già svolgono nella cura dei beni comuni urbani, vorremmo presentare una DELIBERA COMUNALE DI INIZIATIVA POPOLARE per l’approvazione di un regolamento per la cura condivisa dei beni comuni che, applicando concretamente il principio costituzionale di sussidiarietà, sappia rispondere a tutte queste esigenze.

Non si tratta di inventare nulla, ma solo di ispirarsi alle esperienze già in corso negli oltre 130 comuni dove già da alcuni anni si applicano regolamenti per la cura condivisa dei beni comuni. Fra questi Torino, Genova, Siena, Verona, L’Aquila, Caserta, Bari, Reggio Calabria a cui si aggiungono Comuni come Firenze, Milano, Palermo e altri dove si stanno per approvare.
In queste città cittadini e amministrazioni collaborano per la cura dei beni comuni con ottimi risultati in termini di miglioramento della qualità della vita, del senso di appartenenza, della coesione sociale e dell’integrazione.

Per poter presentare la delibera di iniziativa popolare ci vogliono oltre 5000 firme in tre mesi per ottenere la discussione in consiglio comunale e arrivare al voto. È un obiettivo difficile ma perfettamente realizzabile se si mobilitano tutte le realtà che a Roma si prendono cura di spazi pubblici, aree verdi, beni culturali, scuole, etc .

Ma affinché ciò avvenga è necessario che tutti prendano coscienza del fatto che abbiamo sia il diritto di pretendere che il Comune fornisca servizi pubblici efficienti, sia il diritto, se lo vogliamo e su base del tutto volontaria, di prenderci cura della nostra città.

Anche per questo stiamo organizzando un convegno su questi temi per il prossimo 2 dicembre.

Intanto, il prossimo 17 novembre alle ore 21.00 presso La Villetta in Via degli Armatori 3 a Garbatella vorremmo costituire il Comitato Promotore. Sarà l’occasione per discutere della Delibera di Iniziativa Popolare e del Regolamento che presenteremo, oltre che naturalmente per conoscerci e berci una sana birretta!!

Nella speranza di vedervi il prossimo 17 novembre, lasciamo qui sotto i nostri riferimenti per ogni eventuale chiarimento, suggerimento, curiosità.

A presto
Amici di Villa Sciarra, CdQ Grotta Perfetta, Comitato Parchi Colombo, Comitato Parco Giovannipoli, Forum Ambientalista, Labsus,

Katiuscia 389582626
Gregorio arena@labsus.net
Federico 329.1985995

Nessuna Persona è Illegale – Corteo

Nessuna Persona è Illegale – Corteo

ROMA, 21 OTTOBRE 2017: Nessuna persona è illegale – Libertà di movimento!

TUTTE E TUTTI A PIAZZA DELLA REPUBBLICA ALLE 14,30

È arrivato il momento di dire con forza che bisogna smettere di tollerare l’intolleranza, che occorre togliere qualsiasi spazio agli spacciatori di odio e razzismo, che NESSUNA PERSONA È ILLEGALE.

Vogliamo essere in piazza perché riteniamo urgente rispondere al clima di odio razziale e di guerra ai poveri che sta imperversando nelle nostre città e che viene alimentato ad arte dal razzismo istituzionale e dallo sciacallaggio di formazioni esplicitamente neofasciste.

Vogliamo essere in piazza assieme alle donne e agli uomini migranti che continuano a mostrarci grande coraggio e determinazione nel disegnare le proprie rotte e costruire il proprio futuro.

Vogliamo essere in piazza contro la legge Minniti-Orlando, razzista e securitaria che pretende di toglierci la parola e gli spazi di vita nelle nostre città.

Vogliamo oltrepassare i confini di Ventimiglia, del Brennero, dove in troppi cercano di affermare il proprio diritto all’esistenza, così come vogliamo abbattere i confini interni alle nostre città, quelli visibili che producono una povertà di differenti colori ma fatta della stessa sostanza e quelli invisibili che ci mettono l’uno contro l’altro.

Vogliamo portare in piazza un’ “altra accoglienza”, che non si basi sul business dell’immigrazione, il confinamento dei corpi e lo sfruttamento di chi vi lavora, ma che, attraverso pratiche solidali e di mutualismo, promuova diritti e percorsi inclusivi

Vogliamo costruire questa giornata insieme alle seconde generazioni e a tutt@ i/le cittadin@ che rivendicano lo Ius Soli come battaglia di civiltà essenziale per iniziare a demolire le impalcature del razzismo istituzionale, saremo a Montecitorio con loro il 13 ottobre quando manifesteranno sotto il parlamento per rimettere questo elemento al centro dell’agenda politica.

Il 21 ottobre saremo quindi in piazza con tutte queste rivendicazioni e con un unico slogan, su cui non c’è mediazione possibile: Nessuna persona è illegale!

Invitiamo tutti coloro che lo condividono a mobilitarsi, a diffondere l’appello, a organizzare autobus e macchine per partecipare al corteo e costruire insieme la manifestazione.

21 Ottobre in piazza a Roma: #Nonèreato!

21 Ottobre in piazza a Roma: #Nonèreato!

In un momento difficile della storia del paese e del pianeta intero, dobbiamo decidere fra due modelli di società. Quello includente, con le sue contraddizioni, e quello che si chiude dentro ai privilegi di pochi. Sembriamo condannati a vivere in una società basata su una solitudine incattivita e rancorosa, in cui prendersela con chi vive nelle nostre stesse condizioni, se non peggiori, prevale sulla necessità di opporsi a chi di tale infelicità è causa. Una società che pretende di spazzare via i soggetti più fragili a partire da chi ha la “colpa” di provenire da un altro paese, rievocando un nazionalismo regressivo ed erigendo muri culturali, normativi e materiali. Una società in cui il prevalere di un patriarcato violento e criminale è l’emblema evidente di un modello tradizionale che sottopone le donne alla tutela maschile e ne nega la libertà. Disagio e senso di insicurezza diffuso sono strumentalizzati dalla politica, dai media e da chi ha responsabilità di governo. Si fomentano odi e divisioni per non affrontare le cause reali di tale dramma: la riduzione di diritti, precarietà delle condizioni di vita, mancanza di lavoro e servizi.

Eppure sperimentiamo quotidianamente, nei nostri luoghi di vita sociale, solidarietà e convivenza, intrecciando relazioni di eguaglianza, parità, reciproca contaminazione, partendo dal fatto che i diritti riguardano tutte e tutti e non solo alcuni. Scegliamo l’incontro e il confronto nella diversità, riconoscendo pari dignità a condizione che non siano compromessi i diritti e il rispetto di ogni uomo o donna.

Vogliamo attraversare insieme le strade di Roma il 21 ottobre e renderci visibili con una marea di uomini, donne e bambini che chiedono eguaglianza, giustizia sociale e che rifiutano ogni forma di discriminazione e razzismo.

Migranti, richiedenti asilo e rifugiati che rivendicano il diritto a vivere con dignità insieme a uomini e donne stanchi di pagare le scelte sbagliate di governi che erodono ogni giorno diritti e conquiste sociali, rendendoci poveri, insicuri e precari.

Associazioni, movimenti, forze politiche e sociali, che costruiscono ogni giorno dal basso percorsi di accoglienza e inclusione e che praticano solidarietà insieme a migranti e richiedenti asilo, convinti che muri e confini di ogni tipo siano la negazione del futuro per tutti.

Ong che praticano il soccorso in mare e la solidarietà internazionale.

Persone nate o cresciute in Italia, che esigono l’approvazione definitiva della riforma sulla cittadinanza.

Giornalisti che tentano di fare con onestà il proprio mestiere, raccontando la complessità delle migrazioni e prestando attenzione anche alle tante esperienze positive di accoglienza.

Costruttori di pace mediante la nonviolenza, il dialogo, la difesa civile, l’affermazione dei diritti umani inderogabili in ogni angolo del pianeta e che credono nella libertà di movimento.

Vogliamo ridurre le diseguaglianze rivendicando, insieme ai migranti e ai rifugiati, politiche fiscali, sociali e abitative diverse che garantiscano per tutte e tutti i bisogni primari.

Il superamento delle disuguaglianze parte dal riconoscimento dei diritti universali, a partire dal lavoro, a cui va restituito valore e dignità, perché sia condizione primaria di emancipazione e libertà.

Chiediamo la cancellazione della Bossi-Fini che ha fatto crescere situazioni di irregolarità, lavoro nero e sommerso, sfruttamento e dumping socio-lavorativo.

Denunciamo l’uso strumentale della cooperazione e le politiche di esternalizzazione delle frontiere e del diritto d’asilo. Gli accordi, quasi sempre illegittimi, con paesi retti da dittature o attraversati da conflitti; le conseguenze nefaste delle leggi approvate dal parlamento su immigrazione e sicurezza urbana che restringono i diritti di migranti e autoctoni (decreti Minniti Orlando) di cui chiediamo l’abrogazione; le violazioni commesse nei centri di detenzione in Italia come nei paesi a sud del Mediterraneo finanziati dall’UE. Veri e propri lager, dove i migranti ammassati sono oggetto di ogni violenza. Esigiamo che delegazioni del parlamento europeo e di quelli nazionali si attivino per visitarli senza alcun vincolo o limitazione.

Chiediamo canali di ingresso sicuri e regolari in Europa per chi fugge da guerre, persecuzioni, povertà, disastri ambientali.

Occorrono politiche di accoglienza diffusa che vedano al centro la dignità di chi è accolto e la cura delle comunità che accolgono. Politiche locali che antepongano l’inclusione alle operazioni di polizia urbana. E occorre un sistema di asilo europeo che non imprigioni chi fugge nel primo paese di arrivo.

Il 21 ottobre uniamo le voci di tutte le donne e gli uomini che guardano dalla parte giusta, cercano pace e giustizia sociale, sono disponibili a lottare contro ogni forma di discriminazione e razzismo.

Casa, diritti, dignità! – Dopo lo Sgombero di Piazza Indipendenza Scendiamo in Piazza!

Casa, diritti, dignità! – Dopo lo Sgombero di Piazza Indipendenza Scendiamo in Piazza!

In un Agosto tristemente caratterizzato da continui sgomberi e attacchi alle realtà sociali italiane, la guerra ai poveri portata avanti dalla Prefettura e dal Campidoglio, con il benestare del Ministero dell’Interno, ancora non si ferma.

La mattina del 22 Agosto è arrivato l’ennesimo sgombero, questa volta ai danni dell’occupazione abitativa di Palazzo Curtatone, a Piazza Indipendenza, che da anni ospitava circa 800 occupanti, con lo status di rifugiati e in molti casi con regolare cittadinanza italiana.

L’immobile, occupato dal 2013, era proprietà del fondo di speculazione immobiliare Idea Fimit SGR, con primo azionista De Agostini, seguito da INPS e Carispezia. La stessa Idea Fimit SGR che si è candidata però ad ospitare presso due immobili di sua proprietà circa 1000 migranti, riscoprendo l’interesse per questi nel momento in cui rappresentano una fonte di guadagno.

Allo sgombero non è seguito alcun tentativo di trovare una soluzione dignitosa per le centinaia di persone sbattute in strada da un giorno all’altro, che hanno quindi deciso di rimanere in presidio permanente a Piazza Indipendenza.  Offerti solo 140 posti, tra Torre Maura e Tivoli, prendere o lasciare; non si è tenuto conto, solo per fare un esempio, di dove si trovano le scuole che i moltissimi bambini frequentano regolarmente da tempo.

Nei giorni seguenti, tutto ciò che è stato fatto è stato far intervenire le forze dell’ordine: cariche pesantissime, idranti e manganelli, bambini spaventati portati in questura, perché tutte quelle persone, secondo chi gestiva le operazioni di ieri “devono sparire”.

Ieri abbiamo assistito all’ennesimo atto di una guerra ai poveri che viene come sempre giustificata da politica e stampa, nel nome di una legalità che puzza di razzismo, anche quando la brutalità delle forze dell’ordine è provata, come in quel “se tirano qualcosa rompetegli il braccio” registrato nel video seguente; una “legalità” vergognosa, poiché nasce da un pretesto – quello dello sgombero di un immobile occupato – che è conseguenza delle mancanze delle istituzioni, che avrebbero dovuto occuparsi della sistemazione di quelle donne, di quei bambini e di quegli uomini nel momento in cui è stato garantito loro lo status di rifugiato.

Per ribadire che non si può continuare con il razzismo vestito di legalità, che non si può continuare a lasciare per strada centinaia di persone ogni settimana a suon di sgomberi, e che la nostra città non può diventare un laboratorio di pulizia etnica e sociale, SABATO 26 AGOSTO alle ore 16.00 saremo in Piazza Dell’Esquilino: mai più senza casa, diritti, dignità!

Link ai video:

Repubblica.it – Polizia carica a termini

YouMedia.Fanpage.it – Roma, rifugiati picchiati e caricati. La polizia minaccia attivisti e giornalisti

YouMedia.Fanpage.it – Cariche e Idranti sui Rifugiati