15Marzo Global Climate Strike – Pedalata per il Clima

15Marzo Global Climate Strike – Pedalata per il Clima

Siamo la generazione che si troverà ad affrontare gli aspetti più devastanti dei cambiamenti climatici e che ha più coscienza della crisi ambientale in atto, sentendo la necessità di prendere parola e mobilitarsi.

Il riscaldamento globale e la degradazione ambientale sono conseguenze di un modello economico fondato sulla logica della crescita illimitata e del profitto, su un intensivo sfruttamento di risorse e un consumo sfrenato. E’ necessario un ribaltamento dell’attuale sistema produttivo, una transizione che che tenga conto dei limiti fisici del Sistema Terra verso un modello di giustizia ambientale e sociale.

L’ultimo report dell’IPCC individua la soglia di circa 12 anni come tempo utile per una drastica riduzione del consumo di combustibili fossili per limitare l’aumento della temperatura media globale intorno agli 1.5°C. Le misure prese sia al livello nazionale che internazionale ad oggi sono ancora estremamente insufficienti e gli Accordi di Parigi non hanno ancora trovato un vero e proprio regolamento di attuazione. Anche l’attuale governo, in linea con quelli precedenti, si prefigge obiettivi estremamente blandi di riduzione delle emissioni e di cura dei territori, di fatto scaricando sulla nostra e sulle prossime generazioni le conseguenze di una politica irresponsabile.

In questo contesto la devastazione ambientale, la malagestione dei territori e l’inazione pubblica insistono tanto sulla natura quanto sullo spazio urbano. Vivere in una metropoli come Roma vuol dire vivere in un ambiente malsano ed inquinato. Dove la gestione dei rifiuti e la mobilità sono inefficienti ed inquinanti, prede di dinamiche di corruzione e speculazione, dove il verde pubblico viene svenduto per lasciare spazio a cemento ed ipermercati.
A farne maggiormente le spese in termini di qualità della vita, di accesso ai servizi e di salute, sono sempre le fasce più fragili della popolazione, in particolare chi vive nelle periferie.

Allo stesso modo questo sistema non risparmia i nostri luoghi del sapere, sempre più impoveriti e svuotati della loro funzione sociale e di trasmissione delle conoscenze. Criteri di produttività e di profitto vengono anteposti al bene comune e alla tutela dell’ambiente. Questo approccio porta inevitabilmente a un’incapacità da parte del sistema universitario e scolastico nel dare risposte concrete al cambiamento climatico.

Oggi l’umanità è posta davanti ad una scelta che determinerà il suo avvenire. Può fare una scelta responsabile e costruire un’alternativa ecologica a livello internazionale. Oppure rincorrere un modello produttivo energivoro, senza tenere conto delle le conseguenze ambientali e sociali, sulla salute come sui territori.
Noi vogliamo decidere sul nostro futuro e per questo non staremo a vedere.

È tempo di agire!

Partiranno due pedalate per il clima da Sapienza e Roma tre

Ci vediamo alle 10:00 alla Minerva della Sapienza!
Ci vediamo alle 10:00 a Roma Tre, facoltà di lettere!

Studenti della Terra

23 Marzo – Marcia per la giustizia climatica e contro le grandi opere

23 Marzo – Marcia per la giustizia climatica e contro le grandi opere

Centinaia di attivisti/e di comitati e movimenti che lottano contro il cambiamento climatico e le grandi opere si sono incontrati sabato 26 gennaio all’Università La Sapienza di Roma per una nuova assemblea del percorso che il prossimo 23 marzo culminerà con una grande manifestazione nazionale. Quello che segue è l’appello di questa manifestazione, emerso dalla discussione collettiva.

MARCIA PER IL CLIMA, CONTRO LE GRANDI OPERE INUTILI

Non serve il governo del cambiamento, serve un cambiamento radicale

#siamoancoraintempo

Chi siamo

Siamo i comitati, i movimenti, le associazioni e i singoli che da anni si battono contro le grandi opere inutili e imposte e per l’inizio di una nuova mobilitazione contro i cambiamenti climatici e per la salvaguardia del Pianeta. Abbiamo iniziato questo percorso diversi mesi fa, ritrovandoci a Venezia lo scorso settembre, poi ancora a Venaus, in Val Susa e in molti altri luoghi, da nord a sud, dando vita ad assemblee che hanno raccolto migliaia di partecipazioni. Siamo le donne e gli uomini scesi in Piazza lo scorso 8 dicembre a Torino, a Padova, Melendugno, Niscemi, Firenze, Sulmona, Venosa, Trebisacce e in altri luoghi.

Dall’assemblea di Roma del 26 gennaio lanciamo l’invito di ritrovarsi a Roma il 23 Marzo per una manifestazione nazionale che sappia mettere al centro le vere priorità del paese e la salute del Pianeta.

Grandi opere e cambiamento climatico

Il modello di sviluppo legato alle Grandi Opere inutili e imposte non è solo sinonimo, come denunciamo da anni, di spreco di risorse pubbliche, di corruzione, di devastazione e saccheggio dei nostri territori, di danni alla salute, ma è anche l’incarnazione di un modello di sviluppo che ci sta portando sul baratro della catastrofe ecologica.

Il cambiamento climatico è uscito da libri e documentari ed è venuto a bussare direttamente alla porta di casa nostra.

Nel nostro paese questa situazione globale si declina in modo drammatico. La mancanza di manutenzione delle infrastrutture, la corruzione e la cementificazione selvaggia seminano morti e feriti a ogni temporale, a ogni ondata di maltempo, a ogni terremoto.

Il cosiddetto “governo del cambiamento“ si è rivelato essere in continuità con tutti i precedenti, non volendo cambiare ciò che c’è di più urgente: un modello economico predatorio, fatto per riempire le tasche di pochi e condannare il resto del mondo a una fine certa. Le decisioni degli ultimi mesi parlano chiaro.

Mentre ancora si tergiversa sull’analisi costi benefici del TAV in Val di Susa, il governo ha fatto una imbarazzante retromarcia su tutte le altre grandi opere devastanti sul territorio nazionale: il TAV terzo Valico, il TAP e la rete SNAM, le Grandi Navi a Venezia, il MOSE, l’ILVA a Taranto, il MUOS in Sicilia, la Pedemontana Veneta, oltre al al tira e molla sul petrolio e le trivellazioni , con rischio di esiti catastrofici nello Ionio, in Adriatico, in Basilicata ed in Sicilia.

Giustizia sociale è giustizia climatica

Le catastrofi naturali non hanno nulla di naturale e non colpiscono tutti nella stessa maniera. Lo vediamo purtroppo quotidianamente e chi sta in basso, infatti, paga i costi del cambiamento climatico e della mancata messa in sicurezza dei territori.

È vero fuori dai grandi centri cittadini, dove la devastazione ambientale mangia e distrugge la natura, ma è vero anche negli agglomerati urbani, luoghi sempre più inquinati in cui persino i rifiuti diventano un business redditizio.

È vero non solo dal nord al sud dell’Italia, ma anche dal nord al sud del nostro pianeta.

Milioni di migranti climatici sono costretti a lasciare le proprie terre ormai rese inabitabili e vengono respinti sulle coste europee.

Nel nostro paese terremotati e sfollati vivono in situazione precarie, carne da campagna elettorale mentre le risorse per la ricostruzione non sono mai la priorità per alcuna compagine politica.

Quando le popolazioni locali, in Africa come in Europa, provano ad opporsi a progetti tagliati sui bisogni di multinazionali e lobby cementifere la reazione dello Stato è sempre violenta e implacabile.

L’unica proposta “verde” dei nostri governanti è di scaricare non soltanto le conseguenze ma anche i costi della crisi ecologica su chi sta in basso.

Noi diciamo che se da una parte la responsabilità di rispondere al cambiamento climatico è collettiva e interroga i comportamenti di ciascuno di noi, dall’altra siamo convinti che i costi della transizione ecologica debbano ricadere sulle spalle dei ricchi, in primis le lobby che in questi anni si sono arricchite accumulando profitti, a discapito della collettività e dei beni comuni.

Il sistema delle grandi opere inutili e il capitalismo estrattivo sono altrettante espressioni del dominio patriarcale che sollecita in maniera sempre più urgente la necessità di riflessione sul legame tra donne, corpi e territori e sarà uno dei temi portato nelle piazze dello sciopero transfemminista globale dell’8 marzo.

E’ giunto il momento di capire di cosa il nostro paese e il nostro pianeta hanno davvero bisogno.

Si potrà finalmente cominciare a dare priorità alla lotta al cambiamento climatico, cessando così di contrapporre salute e lavoro come invece è stato fatto a Taranto, dove lo stato di diritto è negato e chi produce morte lo può fare al riparo da conseguenze legali solo:

– riducendo drasticamente l’uso delle fonti fossili e del gas e rifiutando che il paese venga trasformato in un Hub del gas

– negando il consumo di suolo per progetti impattanti e nocivi e gestendo il ciclo dei rifiuti in maniera diversa sul lungo periodo (senza scorciatoie momentanee) con l’obiettivo di garantire la salute dei cittadini

– praticando con rigore e decisione l’alternativa di un modello energetico autogestito dal basso, in opposizione a quello centralizzato e spinto dal mercato

– abbandonando progetti di infrastrutture inutili e dannose e finanziando interventi dai quali potremo trarre benefici immediati (messa in sicurezza idrogeologica e sismica dei territori , bonifiche, riconversione energetica, educazione e ricerca ambientali)

E’ urgente garantire il diritto all’acqua pubblica, una nuova Strategia Energetica Nazionale riscritta senza interessi delle lobbies, la messa a soluzione delle scorie nucleari, la riduzione delle spese militari, il disarmo nucleare.

I nostri territori, già inquinati da discariche fuori controllo, inceneritori e progetti inutili, sono oltremodo distrutti da monoculture e pesticidi che determinano desertificazione e minano la possibilità di una sempre maggiore autodeterminazione alimentare.

E’ necessario che le risorse pubbliche vengano destinate ad una buona sanità, alla creazione di servizi adeguati, al sostegno di una scuola pubblica e di università libere e sganciate dai modelli aziendalisti, ad un sistema pensionistico decoroso, ad una corretta politica sull’abitare e di inclusione della popolazione migrante con pari diritti e dignità.

Appuntamenti verso il 23 marzo (agenda ancora in aggiornamento):

27 gennaio: Vicenza. Assemblea regionale dei comitati veneti

2 febbraio: Roma. Rete Stop TTIP Assemblea nazionale

2 febbraio: Napoli. Assemblea Regionale Stop Biocidio

3 febbraio: Termoli. Assemblea di movimenti e comitati in lotta contro la deriva petrolifera.

23 febbraio: Tito. Assemblea coi sindaci No Triv della Basilicata e della Campagna.

Fine febbraio (data in definizione): Napoli. Prossima assemblea nazionale verso il 23 marzo.

8 marzo: Non una di Meno – Sciopero Globale Transfemminista.

8-9-10 marzo: Roma. A Sud. Tavoli su giustizia climatica, energia, ecofemminismo.

15 marzo: Global Climate Strike

22 marzo: Roma. Giornata su alimentazione agroecologia a cura di Genuino Clandestino

15-31 marzo: Fabriano. Festival Terre Altre.

Siamo ancora in tempo per bloccare le grandi opere inutili e inutili

Siamo ancora in tempo per contrastare il cambiamento climatico

Siamo ancora in tempo per decidere NOI il nostro futuro!

Restiamo Umani – Verso il presidio di Venerdì 25 Gennaio – All migrants are welcome!

Restiamo Umani – Verso il presidio di Venerdì 25 Gennaio – All migrants are welcome!

Manifestazione pacifica per denunciare le politiche del governo Conte – e del ministro dell’Interno Salvini – in fatto di migrazione e accoglienza.

Circa 25 tra attiviste e attivisti della Rete Restiamo Umani hanno manifestato pacificamente questa mattina davanti al Vittoriano di Piazza Venezia  per denunciare le politiche del governo Conte – e del ministro dell’Interno Salvini – in fatto di migrazioni e accoglienza. Mentre veniva aperto uno striscione con il messaggio “Naufragi di Stato”, attiviste e attivisti si sono coperti il volto in modo simbolico, per ricordare quanto le persone migranti vengano rese invisibili da frontiere, chiusure e leggi.

Per protestare contro le politiche dell’esecutivo in carica, la Rete Restiamo Umani invita tutte e tutti a prendere parte al presidio “Frontiere visibili persone invisibili! All migrants are welcome!” che si terrà venerdì prossimo in Piazza dell’Esquilino a Roma, alle ore 17.

«Sin dal suo insediamento, il governo gialloverde si è contraddistinto per la sua pericolosa propaganda in fatto di migrazione, chiudendo i porti italiani a suon di tweet e alimentando un clima di scontro sempre più violento e xenofobo tra cittadini e migranti», dichiarano dalla Rete.

Le attiviste e gli attivisti denunciano le costanti violazioni di diritti fondamentali e la creazione di frontiere visibili e non, che colpiscono le fasce più deboli della popolazione, e che derivano da provvedimenti come il Decreto Legge Salvini su sicurezza e immigrazione. “È un vero e proprio atto di guerra al diverso, a chi non ha diritti, ma anche a chi compie atti di solidarietà e disobbedienza civile», continuano. “La chiusura del CARA di Castelnuovo di Porto è un drammatico effetto del decreto. Quel centro non era certo un modello di accoglienza, ma sradicare, separare e deportare le persone da un giorno all’altro è inaccettabile”. «Abbiamo un governo, trainato dal ministro dell’Interno, che sorveglia e punisce chi alza la testa contro questo stato di paura e contro la violazione dei diritti fondamentali delle persone. Tale condizione è poi ulteriormente alimentata da una permanente campagna mediatica mistificatoria, razzista e asfissiante».

Le attiviste e gli attivisti inoltre hanno voluto rimarcare ancora una volta quanto sta verificandosi nel Mediterraneo. Eventi drammatici come il recentissimo naufragio di 117 migranti e il respingimento in Libia di altre 100 persone.

«Tutto questo non sarebbe accaduto se fossero state date istruzioni precise alla guardia costiera italiana per intervenire, e se non ci fosse stata in corso una chiara politica contro il ruolo delle ONG che operano salvataggio in mare. Non possiamo più restare a guardare, è tempo di agire. Restiamo Umani sostiene ogni atto di disobbedienza civile alle politiche securitarie di questo governo, per mare e per terra, e invita tutte e tutti in piazza dell’Esquilino a Roma, venerdì 25 gennaio a partire dalle ore 17.00», concludono dalla Rete Restiamo Umani.

Per protestare contro le politiche dell’esecutivo in carica, la Rete Restiamo Umani invita tutte e tutti a prendere parte al presidio “Frontiere visibili persone invisibili! All migrants are welcome!” che si terrà venerdì prossimo in Piazza dell’Esquilino a Roma, alle ore 17.

Roma è con chi combatte l’isis. Forza YPG/YPJ, Forza Rojava!

Roma è con chi combatte l’isis. Forza YPG/YPJ, Forza Rojava!

SOLIDARIETA’ DA ROMA A TORINO, DALL’ITALIA AL ROJAVA!

Oggi a Torino, si tiene l’udienza per la richiesta avanzata dalla procura di applicare le misure di sorveglianza speciale a cinque giovani, che negli ultimi anni hanno raggiunto la Siria del Nord, per sostenere in prima persona l’esperienza della rivoluzione confederale, combattendo al fianco delle forze democratiche siriane.

Criminalizzare chi, in questi anni, è riuscito a rompere il muro del silenzio mediatico, facendo vera informazione e tenendo aggiornata un’Europa avviluppata nella produzione e nel commercio di armi, distribuite generosamente ai complici dell’Isis e della Turchia, è inaccettabile.

i veri soggetti pericolosi non sono certo Eddi, Jacopo, Davide, Paolo e Jack a cui va tutto il nostro rispetto e la massima solidarietà.

Stanotte, il nostro pensiero va a loro e a Leyla Güven, deputata del Partito Democratico dei Popoli (HDP) arrestata in Turchia, che da 77 giorni è in sciopero della fame contro l’isolamento di Ocalan.

Verso il 16 febbraio LIBERTA’ PER TUTTE E TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI.
DIFENDIAMO IL ROJAVA PER LA LIBERTA’ E LA PACE IN MEDIO ORIENTE!

#DoNotAbandonRojava #SupportYpg #FckIsis
Io sto con chi combatte l’Isis – Forza Ypg/Ypj

COP24 – Cambiare il sistema, non il clima. Agire ora per restare a galla

COP24 – Cambiare il sistema, non il clima. Agire ora per restare a galla

Questa mattina a Roma, Bologna, Lecce e Taranto gruppi ambientalisti hanno organizzato un’azione congiunta come avvicinamento alla mobilitazione nazionale e globale dell’8 dicembre contro i cambiamenti climatici. Obiettivo: lanciare un messaggio al governo e all’opinione pubblica sui rischi di un fallimento della COP24 e dell’azione climatica.

“Agire ora per restare a galla”. È questo il messaggio lanciato dalle statue di quattro città italiane questa mattina al governo, impegnato nei negoziati sul clima alla COP24 di Katowice. Perfino i monumenti, muniti di maschera e boccaglio da “Ambientalist* da salotto” (movimenti sociali e gruppi ambientalisti che hanno ripreso in chiave satirica le critiche del Ministro Salvini), si sono fatt* portavoce di un messaggio ormai condiviso dalla comunità scientifica, dal mondo dell’attivismo e dai governi dei Paesi più colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici: occorre modificare radicalmente il modello di sviluppo per evitare un riscaldamento globale superiore a +1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali. Restano infatti 12 anni per evitare di raggiungere il punto di non ritorno. Senza un’azione incisiva a livello globale, dal 2030 non sarà più possibile arginare gli effetti più catastrofici dei cambiamenti climatici.

Questa è anche la raccomandazione contenuta nell’Accordo di Parigi del 2015, sulla base della quale è stato redatto l’ultimo rapporto IPCC. Gli esperti globali hanno messo nero su bianco gli obiettivi da raggiungere nei prossimi decenni per scampare agli effetti più drastici del climate change: entro il 2030 il mondo deve aver dimezzato la produzione di gas serra, mentre le emissioni nette zero devono essere raggiunte entro il 2050.
Tuttavia, le fonti fossili coprono ancora oggi oltre il 50% della produzione energetica globale, pur essendo le principali responsabili della CO2 emessa in atmosfera. L’agricoltura industriale e la deforestazione impoveriscono gli ecosistemi e minano la capacità naturale di stoccaggio del carbonio. La fusione dei ghiacci e il riscaldamento degli oceani provocano un innalzamento del livello del mare. Le comunità agricole e costiere saranno le più colpite da questi effetti, in particolare nell’Artico, nelle zone aride, nelle isole e nei Paesi poveri.

Nonostante gli scenari descritti, gli attuali impegni dei governi nazionali non sono sufficienti. Il Programma ambientale dell’ONU (UNEP) sostiene che – senza nuovi interventi drastici nelle politiche climatiche – la temperatura globale aumenterà di 3 °C entro fine secolo. In Italia la situazione non è migliore: il nostro Paese ha registrato un aumento medio di circa 1 °C rispetto a un secolo fa, e le nostre emissioni da quattro anni rimangono sopra i livelli minimi raggiunti nel 2014. Servono soluzioni efficaci e subito, perché le conseguenze dei cambiamenti climatici sono ormai evidenti anche nei nostri territori.

Incendio alla Palestra Popolare Valerio Verbano – Ci sono cose che non bruciano!

Incendio alla Palestra Popolare Valerio Verbano – Ci sono cose che non bruciano!

Tutta la nostra solidarietà alle compagne e ai compagni della Palestra Popolare Valerio Verbano.

Ieri notte intorno alle 23:40 circa un incendio è divampato nei locali esterni della Palestra Popolare Valerio Verbano in via delle Isole Cursolane al Tufello.
L’incendio è stata spento dai Vigili del Fuoco intorno alla mezzanotte; alla fine i danni hanno riguardato esclusivamente la parte esterna e l’area tecnica costituita dal boiler per l’acqua calda e il relativo impianto idraulico.

Già dalle prime indagini della polizia scientifica è emerso con chiarezza che si tratta di un incendio doloso poichè le fiamme sono state innescate in più punti e con materiale comburente; fortunatamente non ci sono danni alla struttura e neanche ai locali interni della palestra e questo ci permetterà in tempi brevi di riprendere le nostre attività.

La Palestra Popolare Valerio Verbano, che quest’anno compie dieci anni, è un luogo di sport e cultura attraversata ogni giorno da centinai di persone, molte delle quali bambine e bambini. E’ un punto nevralgico del quartiere e della comunità, un luogo riqualificato dal basso in memoria di un ragazzo del nostro quartiere e che ogni giorno attraverso la pratica sportiva costruisce quei valori di solidarietà sociale e riscatto così fondamentali in questi tempi di crisi e paura.

Siamo convinti che questo attacco non sia solo a Noi in quanto palestra, ma sia diretto all’intero laboratorio politico che oggi il III Municipio rappresenta: un territorio libero dalle sedi fasciste grazie ad una presenza importante di realtà sociali e e di persone in movimento che giorno dopo giorno costruiscono nuove pratiche per liberare il nostro territorio dalla solitudine sociale, dalla prepotenza razzista e dalla crisi economica e culturale.
Questo non è un attacco ad un luogo ma ad una comunità di cui questo luogo è un simbolo.

Hanno provato a farci male, di notte e in maniera vigliacca, ma non ci sono riusciti: in queste ore siamo a lavoro per riaprire subito per riprendere le attività e chiediamo a tutti e tutte di sostenere questo sforzo.
La risposta più importante è questa.

La nostra è una storia resistente e partigiana. 
Saremo fedeli alla nostra storia.

Oggi e forse domani le lezioni sono sospese per il ripristino della struttura, ma riprenderemo meglio di prima!!!