5 anni di Black Lives Matter @Csoa La Strada

5 anni di Black Lives Matter @Csoa La Strada

AVVISO IMPORTANTE!

Gonfi del calore condiviso ieri, ci spiace ancora di più dover comunicare che Karlene non è riuscita a partire per essere a Roma stasera.
Abbiamo però deciso di approfondire comunque le radici del dibattito che avremmo affrontato assieme, a partire dalla proiezione di “I’m not your negro” film tratto dal manoscritto incompleto “Remember This House” di James Baldwin, da cui Raoul Peck ha saputo tessere passato e presente di un movimento di liberazione che ancora ci ispira nelle pratiche di lotta


 

Vi diamo appuntamento sabato 13 ottobre, alle ore 18, presso il CSOA La Strada, via Passino 24, Garbatella, (Roma)
per incontrare ed intervistare Karlene Griffiths Sekou con l’aiuto di Mattia Diletti e il contributo di Non Una Di Meno – Roma.

A seguito del dibattito, Concertone dalle ore 22 con Huntress D e Chain of Fools (maggiori info su evento generale 24 Anni di Occupazione – Dal 1994 un posto speciale)

Quest’anno, per festeggiare i nostri 24 Anni di Occupazione – Dal 1994 un posto speciale, allargheremo nuovamente l’orizzonte oltreoceano, facendoci coinvolgere a colpo d’occhio dalle dimostrazioni di un grande movimento che questo luglio ha celebrato il suo 5° anniversario, il Black Lives Matter.

Per questo abbiamo scelto di ospitare Karlene Griffiths Sekou, una delle responsabili del gruppo Black Lives Matter Boston e membro del National Strategy Table del #BLM Global Network.
Tornata di recente dal Giappone come delegata alla World Conference Against the A & H bombs, il suo ruolo include anche la costruzione di solidarietà tra i movimenti internazionali, collaborando attivamente con i protagonisti delle lotte di liberazione rom, indigene, palestinese e dalit.

Grazie a lei, vorremmo aprire quindi uno sguardo su un mondo annaspante per motivi simili al nostro contesto europeo, dove la crisi dell’ordinamento e la sua reazione belligerante ha portato alla necessità di riprovare a suturare la lacerazione del rapporto conflitto/consenso fra potere e società civile e della stessa propulsione organizzativa delle differenze in grado di ripristinarlo, (propulsione) che qui noi oggi chiamiamo NON UNA DI MENO.

Sicurezza umanitaria della comunità, sostegno ai processi di giustizia riparativa, abolizione del carcere, equità economica, accesso a un’istruzione di qualità, assistenza sanitaria universale, diritto all’abitare e abolizione dell’industria bellica, sono alcuni dei temi del piano di rivendicazione politico del #BLM.

Il tutto nato dalla connessione di gruppi organizzati a livello locale, che interviene sulle violenze inflitte alle comunità nere dallo stato e dai vigilantes, che chiama in prima linea ogni soggettività, dal mondo queer alle/ai sans papiers, e che in questa analizza il razzismo sistemico, riconsegnando ad ognun* il proprio protagonismo sul piano rivendicativo e politico, (connessione) che qui noi oggi chiamiamo #NonUnaDiMeno.

Quindi, con la preziosa collaborazione di Mattia Diletti, docente di Scienza Politica dell’Università la Sapienza, intervisteremo Karlene ripercorrendo la sua biografia, gli eventi che l’hanno portata ad avvicinarsi al BLM, i meccanismi d’organizzazione e le scelte che quotidianamente rafforzano le comunità con le quali si rapportano. Un viaggio che verrà condotto insieme ad una delle voci della marea umana NUDM, il movimento politico più interessante e coinvolgente di questi ultimi anni.

Perché facendo un confronto tematico rispetto le vertenze locali e cittadine e alle piattaforme nazionali e internazionali che abbiamo animato in questi 24 anni, non possiamo non pensare a quanto abbiamo da studiare, scambiare e condividere sul piano simbolico e immaginario con un’esperienza di questo calibro, convinti del fatto che queste Strade si sarebbero comunque intersecate.

Solidarietà al Csoa Lambretta

Solidarietà al Csoa Lambretta

Anche quest’anno con l’estate è arrivata la stagione degli sgomberi.
Il Ministero dell’Interno, sfruttando la desertificazione delle città in periodo estivo, ha deciso di proseguire la guerra agli spazi sociali e di accoglienza, quelli stessi spazi che costituiscono gli anticorpi principali alla paura dilagante che solo nell’ultimo mese ha visto crescere il numero delle aggressioni a sfondo xenofobo nel paese, come se non bastassero le difficoltà dei soccorsi in mare.
Già in questa estate si contano diversi sgomberi nella stessa #Milano, tra il centro sociale zip e la Fornace a Rho.
Ora è toccato ai compagni e alle compagne del CSOA Lambretta, un collettivo che da anni ormai produce azione politica e culturale nella città di #Milano e con cui abbiamo condiviso numerosi percorsi e battaglie.
Esprimiamo la nostra solidarietà a tutta la comunità del Lambretta convinti che non sarà l’ennesimo sgombero a fermarli e che riusciranno a reinventarsi e a proseguire a testa alta questo percorso di resistenza e di costruzione di un mondo diverso.
Convinti che ricominciare da capo non significhi tornare indietro.
Avanti come treni. #Lambretta resiste

Quando essere antifasciste rende “socialmente pericolose”

Quando essere antifasciste rende “socialmente pericolose”

Nel caldo luglio romano sì è dipanato un piccolo mistero, che può avere significati più grandi per chi voglia leggerli. L’aria è resa ancora più pesante dalla propaganda razzista del Governo tra chiusura dei porti e inni alla legittima difesa che producono effetti aberranti come il caso della bimba colpita da un proiettile ad aria compressa. Siamo nella Roma della #Raggi piena di monnezza ai bordi delle strade, nella Roma degli sgomberi della comunità Sudanese di via #Scortica30bove e del #CampingRiver di via Tiberina , siamo nella Roma che minaccia di porre fine ad esperienze storiche come la Casa Internazionale delle Donne e tanti altri centri antiviolenza, spazi sociali e altre realtà associative fondamentali per la tenuta sociale della città.

E nello specifico siamo nel quadrante sud, zona San Paolo-Garbatella, dove un gruppetto di donne, un bel giorno di luglio, riceve un invito a presentarsi in Questura. Quello che ricevono è un “avviso orale” meglio conosciuto come “articolo 1”, per gli esperti articolo 3 del dlgs n. 159/2011, anche detto Codice Antimafia. (I 99 Posse lo spiegano molto bene qui https://www.youtube.com/watch?v=vTF-1FO6xRo). Un provvedimento riservato a persone socialmente pericolose, che si sono dimostrate “dedite alla commissione di reati” e che in sostanza vengono invitate a non peccare più. Il bello è che a nessuna di loro viene specificato quali sarebbero questi reati, anzi, ad alcune di loro viene chiesto: “ma cosa ha fatto negli ultimi anni?”….” Mah… un figlio o due, qualche lavoro precario, qualche assemblea cittadina, qualche flash mob… ma nulla che mi faccia sentire pericolosa”, questa è la risposta che affiora alle labbra, ma che si perde nel non sense della situazione.

Le donne in questione sono infatti persone attive in diversi ambiti: la difesa dell’acqua pubblica, del popolo palestinese, dei beni e degli spazi comuni, dei diritti di TUTTI e TUTTE ad avere una vita dignitosa. Ma lo sono da anni, anzi, forse alcune di loro erano molto più attive qualche anno fa, ma non erano mai state raggiunte da un provvedimento minaccioso come questo. Allora ci si chiede: cos’è che l’ha fatto scattare? Qualcosa accaduto negli ultimi mesi senz’altro, nel quadrante di di San Paolo… qualcosa al quale erano presenti tutte coloro che hanno ricevuto la chiamata della Questura, per ritirare la notifica dell’articolo 1 o una denuncia non meglio specificata. Una sola è la risposta: la contestazione al banchetto di Casa Pound del 20 maggio. Più che un banchetto un’ “adunata sediziosa”, per riprendere il linguaggio del provvedimento ricevuto (o del Marchese del Grillo), visto che per dare dei volantini (bianchi) con il simbolo di CasaPound, si sono radunati circa 50 loschi figuri con caschi, nascosti come guardoni tra gli alberi di Largo Leonardo Da Vinci. Una provocazione, anche piuttosto antiestetica, alla quale un gruppo di donne residenti ha risposto radunandosi spontaneamente per cantare Bella Ciao e ricordare che fascisti e razzisti non sono benvenuti nelle nostre strade. Niente di sconvolgente insomma!

Ma l’arrivo di questi provvedimenti rende la situazione ancora più inquietante dei pelati barbuti comparsi quel giorno: fa pensare che si diventi “socialmente pericolose” per aver ridicolizzato qualche “fascista del terzo millennio” che è andato a piangere in Questura…o che provvedimenti di questo tipo scattino non per la pericolosità di ciò che viene fatto (cantare Bella Ciao), ma per quello che si dice o che si urla e verso quale “specie protetta” sono rivolte quelle proteste.

Se così fosse più che di donne “socialmente pericolose”, dovremmo preoccuparci della nostra società, che è realmente in pericolo.

E dovremmo farlo tutt@, visto che sono anni che chi difende i principi dell’antifascismo e lotta sui propri territori viene costantemente colpito da meccanismi repressivi simili o peggiori di questi.

Per quanto ci riguarda noi continueremo a farlo, perchè crediamo nella giustizia sociale, nei diritti per tutte e tutti e nella legittimità di lottare per conquistarli e difenderli. Perchè crediamo che in un Paese che sta identificando i più deboli come i nemici numeri uno, ci sia ancor più bisogno di questo.

Antifasciste e Antifascisti Roma Sud

Federico Aldrovandi – Non Cancellerete la Nostra Memoria. Federico Ovunque

Federico Aldrovandi – Non Cancellerete la Nostra Memoria. Federico Ovunque

Il divieto di far entrare la bandiera con il volto di Federico Aldrovandi, imposto ai tifosi della Spal nella trasferta romana, è un fatto troppo grave; troppo grave per relegare la nostra rabbia solo ai post sui social, troppo grave da necessitare una risposta di tutti.

Federico fu ucciso nel settembre del 2005 a soli 18 anni. Fu ucciso da 4 poliziotti che gli spezzarono il cuore fino a soffocarlo, rompendogli addosso due manganelli fino a procurargli 54 lesioni. “Schegge impazzite” fu la definizione che diede un procuratore generale a quelle persone, prima della loro condanna definitiva in Cassazione.

Quello che ha subito Aldro è una verità storica, oltre che giudiziaria, incancellabile come lo furono i fatti vergognosi successivi alla sua morte: negli applausi dei sindacati di polizia agli agenti condannati, nelle offese alla madre, nelle querele alla madre, nelle dichiarazioni folli e disgustose di certi esponenti istituzionali che hanno negato per anni l’evidenza.
Il divieto imposto ai tifosi della Spal non ha alcuna giustificazione.
E’ un atto di prepotenza e arroganza. E’ un atto da Stato di Polizia.

Abbiamo deciso di non rassegnarci alla denuncia e al racconto: se non volevano Federico in una curva, Federico glielo faremo trovare ovunque.

A pochi giorni dai fatti di Vicenza, dove Luca, un ultrà della Sanbenedettese è finito in coma e tuttora è in ospedale, è necessario mandare un segnale forte contro la violenza e gli abusi di polizia di questi ultimi decenni, affinchè non vi siano mai più altri Federico.

ACAD L’Associazione Contro gli Abusi in Divisa invita tutta la collettività a partire dalle tifoserie e dalle curve, oltre la propria fede e oltre i colori, ad esporre ove sia possibile l’immagine di Federico Aldrovandi con striscioni, magliette, foto, bandiere e qualsiasi mezzo ognuno ritenga più opportuno e ad accompagnare, dove realizzabile, il tutto con l’hashtag #FedericoOvunque.

Chiediamo a chiunque di far apparire Federico in ogni luogo possibile delle nostre città, con la dignità e il rispetto che la famiglia Aldrovandi ci ha sempre insegnato.

Sabato 9 dicembre e domenica 10 dicembre facciamogli vedere che non abbiamo dimenticato quello che hanno fatto a Federico, mostrando Federico ovunque, com’era da vivo.

#FedericoOvunque
#giustiziaeveritàperAldrovandi
#bastaabusi

Per informazioni, comunicazioni, adesioni:
Mail: infoacad@inventati.org
Facebook: ACAD Associazione Contro gli Abusi in Divisa – Onlus
Telefono: 3348016641

21 Ottobre in piazza a Roma: #Nonèreato!

21 Ottobre in piazza a Roma: #Nonèreato!

In un momento difficile della storia del paese e del pianeta intero, dobbiamo decidere fra due modelli di società. Quello includente, con le sue contraddizioni, e quello che si chiude dentro ai privilegi di pochi. Sembriamo condannati a vivere in una società basata su una solitudine incattivita e rancorosa, in cui prendersela con chi vive nelle nostre stesse condizioni, se non peggiori, prevale sulla necessità di opporsi a chi di tale infelicità è causa. Una società che pretende di spazzare via i soggetti più fragili a partire da chi ha la “colpa” di provenire da un altro paese, rievocando un nazionalismo regressivo ed erigendo muri culturali, normativi e materiali. Una società in cui il prevalere di un patriarcato violento e criminale è l’emblema evidente di un modello tradizionale che sottopone le donne alla tutela maschile e ne nega la libertà. Disagio e senso di insicurezza diffuso sono strumentalizzati dalla politica, dai media e da chi ha responsabilità di governo. Si fomentano odi e divisioni per non affrontare le cause reali di tale dramma: la riduzione di diritti, precarietà delle condizioni di vita, mancanza di lavoro e servizi.

Eppure sperimentiamo quotidianamente, nei nostri luoghi di vita sociale, solidarietà e convivenza, intrecciando relazioni di eguaglianza, parità, reciproca contaminazione, partendo dal fatto che i diritti riguardano tutte e tutti e non solo alcuni. Scegliamo l’incontro e il confronto nella diversità, riconoscendo pari dignità a condizione che non siano compromessi i diritti e il rispetto di ogni uomo o donna.

Vogliamo attraversare insieme le strade di Roma il 21 ottobre e renderci visibili con una marea di uomini, donne e bambini che chiedono eguaglianza, giustizia sociale e che rifiutano ogni forma di discriminazione e razzismo.

Migranti, richiedenti asilo e rifugiati che rivendicano il diritto a vivere con dignità insieme a uomini e donne stanchi di pagare le scelte sbagliate di governi che erodono ogni giorno diritti e conquiste sociali, rendendoci poveri, insicuri e precari.

Associazioni, movimenti, forze politiche e sociali, che costruiscono ogni giorno dal basso percorsi di accoglienza e inclusione e che praticano solidarietà insieme a migranti e richiedenti asilo, convinti che muri e confini di ogni tipo siano la negazione del futuro per tutti.

Ong che praticano il soccorso in mare e la solidarietà internazionale.

Persone nate o cresciute in Italia, che esigono l’approvazione definitiva della riforma sulla cittadinanza.

Giornalisti che tentano di fare con onestà il proprio mestiere, raccontando la complessità delle migrazioni e prestando attenzione anche alle tante esperienze positive di accoglienza.

Costruttori di pace mediante la nonviolenza, il dialogo, la difesa civile, l’affermazione dei diritti umani inderogabili in ogni angolo del pianeta e che credono nella libertà di movimento.

Vogliamo ridurre le diseguaglianze rivendicando, insieme ai migranti e ai rifugiati, politiche fiscali, sociali e abitative diverse che garantiscano per tutte e tutti i bisogni primari.

Il superamento delle disuguaglianze parte dal riconoscimento dei diritti universali, a partire dal lavoro, a cui va restituito valore e dignità, perché sia condizione primaria di emancipazione e libertà.

Chiediamo la cancellazione della Bossi-Fini che ha fatto crescere situazioni di irregolarità, lavoro nero e sommerso, sfruttamento e dumping socio-lavorativo.

Denunciamo l’uso strumentale della cooperazione e le politiche di esternalizzazione delle frontiere e del diritto d’asilo. Gli accordi, quasi sempre illegittimi, con paesi retti da dittature o attraversati da conflitti; le conseguenze nefaste delle leggi approvate dal parlamento su immigrazione e sicurezza urbana che restringono i diritti di migranti e autoctoni (decreti Minniti Orlando) di cui chiediamo l’abrogazione; le violazioni commesse nei centri di detenzione in Italia come nei paesi a sud del Mediterraneo finanziati dall’UE. Veri e propri lager, dove i migranti ammassati sono oggetto di ogni violenza. Esigiamo che delegazioni del parlamento europeo e di quelli nazionali si attivino per visitarli senza alcun vincolo o limitazione.

Chiediamo canali di ingresso sicuri e regolari in Europa per chi fugge da guerre, persecuzioni, povertà, disastri ambientali.

Occorrono politiche di accoglienza diffusa che vedano al centro la dignità di chi è accolto e la cura delle comunità che accolgono. Politiche locali che antepongano l’inclusione alle operazioni di polizia urbana. E occorre un sistema di asilo europeo che non imprigioni chi fugge nel primo paese di arrivo.

Il 21 ottobre uniamo le voci di tutte le donne e gli uomini che guardano dalla parte giusta, cercano pace e giustizia sociale, sono disponibili a lottare contro ogni forma di discriminazione e razzismo.